«Mi ha respinto, l’ho strozzata E poi l’ho violentata da morta»

TarantoIl mostro non è venuto da lontano, e neanche affiorato dalla giungla del web. No, il mostro ha il volto di uno di famiglia: è lo zio, Michele Misseri, 54 anni, l’uomo che aveva trovato il cellulare della ragazza, l’agricoltore che dinanzi alle telecamere piangeva e ripeteva «non c’entro, non ne so nulla». E invece è stato proprio lui, che dopo tredici ore di interrogatorio ha confessato e ha detto: «L’ho strangolata».
È morta così Sara Scazzi, 15 anni, scomparsa il 26 agosto ad Avetrana, poco più di ottomila abitanti, una quarantina di chilometri da Taranto, sparita in un pomeriggio assolato e silenzioso mentre raggiungeva la cugina per andare al mare, un destino inghiottito in un vortice di ipotesi fino a quando l’assassino è crollato. Lui, Michele Misseri, adesso è rinchiuso in carcere: ha attirato la nipote nel garage di casa e l’ha uccisa perché aveva respinto le sue avance, poi l’ha nascosta nel portabagagli dell’auto e l’ha trasportata in campagna dove ha abusato sessualmente del corpo senza vita, ha bruciato i vestiti e ha abbandonato il cadavere in una cisterna in contrada Modulato, in un podere di sua proprietà tra Salice Salentino ed Erchie.
L’interrogatorio è stato secretato. «Ci sono ulteriori elementi da approfondire -dice il procuratore di Taranto, Franco Sebastio.- Gli inquirenti vogliono tra l’altro verificare se la quindicenne in passato sia stata molestata dallo zio e se lo abbia riferito alla cugina, come ha dichiarato ieri il fratello della vittima, Claudio. «Avevano litigato proprio su questo», ha detto il ragazzo a La vita in diretta.
Il cadavere è stato trovato dopo molte ore. Il corpo era nudo, in pessimo stato di conservazione, rannicchiato, sul fondo di quella voragine accessibile attraverso un passaggio di poche decine di centimetri coperto da pietre e rami secchi. Sul posto sono arrivati i sommozzatori, mentre tutt’intorno si radunava la gente di Avetrana, amici di Sara e semplici conoscenti. Il cadavere è stato adagiato in una bara di metallo grigio e un applauso carico di commozione ha spezzato il silenzio agghiacciante.
Il tragico destino della quindicenne è affiorato dopo 42 giorni scanditi da ipotesi e voci, silenzi e mezze verità, presunte rivelazioni crollate nel giro di poche ore e pettegolezzi che si sono rincorsi per le strade di questo paese dove i muri sono ancora tappezzati dai manifesti con la fotografia della ragazza. La svolta nelle indagini sarebbe arrivata quando i carabinieri hanno intercettato la conversazione tra Sabrina e la madre, una discussione nel corso della quale la cugina di Sara, riferendosi a suo padre, avrebbe detto: «Se l’è portata lui».
Sabrina smentisce però di aver pronunciato queste parole. Di certo un elemento decisivo per l’inchiesta è stato il ritrovamento del telefonino. L’allarme è stato dato dall’assassino, Michele Misseri. Era il 29 ottobre: l’uomo ha detto di aver pulito un terreno dalle erbacce dando fuoco alle stoppie, quindi ha raccontato di essere tornato indietro perché aveva dimenticato un cacciavite e di aver notato il cellulare; a quel punto ha indossato la maschera dello zio addolorato, è andato dinanzi alle telecamere ripetendo tra le lacrime che «è stato un caso, non avrei mai voluto trovarlo», spiegando che «Sara è lontana, è stata portata via, è come una figlia, sento che toccherà a me trovarla» e chiedendosi «che cosa penserà adesso la gente». Una messinscena, forse un depistaggio, di certo un comportamento anomalo e sospetto per uno che per giorni è stato attento a mantenersi defilato e se ne è rimasto in silenzio mentre gli altri parenti lanciavano appelli in tv.
«Non sapevamo quando sarebbe successo, ma sapevamo che avrebbe confessato», dice il comandante provinciale dei carabinieri, Giovanni Di Blasio. Due giorni fa i militari hanno convocato Michele Misseri in caserma: lui ha tentato di difendersi, di rispondere alle domande sempre più incalzanti fornendo alibi traballanti e proponendo versioni strampalate fino a quando gli inquirenti gli hanno chiesto: «Non vuoi che Sara abbia una degna sepoltura?». A quel punto l’assassino è crollato e ha cominciato a srotolare i fotogrammi dell’orrore.