Mi hanno trattato come un mariuolo

Caro Max, ho ricevuto una sbalorditiva, pesante e gelida lettera dell'Associazione Ligure dei Giornalisti, datata 28/11/2005, in cui chi mi scrive non ha avuto nemmeno la cortesia di cominciare con un «Caro Sessarego».
Questo il testo: «Caro collega, la Giunta esecutiva dell'Associazione ligure ha preso atto della tua mancata adesione alle giornate di sciopero del 8 novembre 2005 proclamate dalla Fnsi nell'ambito della vertenza per il rinnovo contrattuale. Per questo motivo, in ossequio a quanto disposto dall'art. 26 dello statuto federale, ti informiamo di aver adottato nei tuoi confronti il provvedimento della sospensione segnalando contestualmente il caso al Collegio dei Probiviri. Cordialmente. Il Segretario (Marcello Zinola)».
Al dunque. Io sono un pensionato che, come tu puoi testimoniare, correttamente non frequenta mai - sarà bene ribadire mai - la Tua Redazione e si limita a inviarti i suoi commenti per il tramite di internet. Nel corso della carriera non ho saltato nemmeno uno sciopero per rinnovo contrattuale o rivendicazione sindacale, mentre non di rado vedevo capoccioni, capetti e dintorni mettersi in «corta». Da pensionato ho sempre denunciato tutte le collaborazioni fino all'ultima lira onorando tutte le trattenute d'obbligo, e devolvo regolarmente il piccolo contributo di solidarietà che mi viene giustamente richiesto. La mia è una buona pensione, ampiamente giustificata dalle massicce ritenute percentuali operate in tanti anni dall'Inpgi sui miei emolumenti mentre le Aziende per cui lavoravo - Tuttosport prima e Il Secolo XIX poi - versavano contemporaneamente il doppio. Pensione, osservo peraltro, che assolutamente mai ha goduto di vantaggio alcuno da rinnovo contrattuale.
Ora apprendo con sgomento che scioperare è diventato un obbligo. E che gente che probabilmente non mi arriva all'ombelico mi deferisce gelidamente ai Probiviri come se, anziché la persona dalla correttezza cristallina che io mi onoro di essere, fossi l'ultimo dei mariuoli. Se è questo il punto cui siamo giunti in questo Paese, caro Max, sono francamente allarmato. Tuo