"Mi lancio in un’era glaciale ma io sono ruvida, non gelida"

La conduttrice da questa sera su Raidue con il nuovo talk che riprende la formula delle &quot;Invasioni barbariche&quot; su La7 <br />

Scusi, Daria Bignardi, ma in sostanza qual è la differenza tra «Le invasioni Barbariche» che conduceva lo scorso anno su La7 e «L’era glaciale» che presenterà da questa sera (alle 23.40) su Raidue?

«Non saprei ancora dire, le differenze spunteranno fuori direttamente in puntata. Certo, il programma resta un talk basato sulle interviste, come quello che facevamo su La7. Di nuovo abbiamo la scenografia (bellissima), l’uso più curato dei filmati e di un grande patrimonio come le teche Rai e la sigla creata da Gipi, uno dei nomi più apprezzati della graphic novel europea, che per noi si è cimentato per la prima volta nell’animazione televisiva».

Insomma, si cambia solo il titolo. A proposito, la scelta di «Era glaciale» ha qualche riferimento al fatto che lei viene spesso descritta come una persona «fredda»?

«Ma no... anche se so che passo per una dura. Abbiamo trascorso settimane a scegliere il nome: ci sembrava carino perché glaciazione e disgelo cono movimenti lenti e inesorabili. Ma io non sono glaciale, sono calda, emiliana. Forse, ecco, un po’ ruspante, per nulla diplomatica, diretta nel linguaggio e per questo appaio un po’ spigolosa».

E, ora che passa dal salotto radical chic de La7 che ha un pubblico ricercato alla rete «leghista» di Antonio Marano che invece vanta una platea più ampia e variegata, pensa di cambiare un po’ il linguaggio?
«No, noi - e per noi intendo il gruppo di autori che lavora con me da molti anni - non ci siamo mai posti il problema di inventare programmi per un certo tipo di rete o di usare un linguaggio particolare che non sia quello televisivo. Quello che ci viene, proponiamo».

E allora perché ha scelto proprio Raidue, rete di un direttore lontano dalle sue corde e non un’azienda a prima vista più vicina a lei come Sky?

«Sky mi ha cercata. Ma ho preferito l’offerta di Marano, prima di tutto perché me l’ha chiesto prima, già da due anni mi corteggia, poi perché mi sono trovata benissimo, una sintonia perfetta e infine perché c’è un progetto a lunga scadenza (contratto di tre anni rinnovabile)».

Gli ospiti di stasera.
«Luciana Littizzetto, Roberto Mancini, che parla per la prima volta dopo l’addio all’Inter, l’ex portiere candidato sindaco di Firenze Giovanni Galli e Roberto Bolle».

Non le spiace vedere che La7, una rete prima in gran parte basata sul suo volto e su quelli di Chiambretti, Ferrara e Lerner, ora ha un altro passo?

«Quello è stato un tentativo per creare un piccolo terzo polo. Non è bastato, sono intervenuti altri fattori. Ma per me è acqua passata, come si dice ho gettato il cuore dall’altra parte».

Ora fa parte di una grande azienda che da mesi sta cercando di darsi, senza riuscirci, un nuovo vertice. Che ne pensa?

«Veramente ci sto capendo talmente poco che me ne chiamo fuori. Per fortuna io ho a che fare con dirigenti solidi con cui ho un ottimo dialogo».

Al venerdì in seconda serata avrà come concorrente «Matrix» che dedica le puntate a temi più leggeri. Come le sembra il nuovo conduttore Alessio Vinci?

«L’idea di chiamare un giornalista al di fuori dei giochi all’inizio mi sembrava buona. Ma bisogna dire che Mentana è un numero uno e Mediaset lasciandolo andare ha perso molto».

Lei ha presentato reality come «Grande Fratello» e «Fattoria» e talk come «Le Invasioni Barbariche», ha diretto giornali (il mensile «Donna»), e ora ha scritto un libro dedicato alla sua famiglia. Cosa vuol dimostrare: di essere brava in tutto?
«Ho scritto solo perché me lo sentivo, mi è venuto spontaneo affrontare in questo modo il lutto per la morte di mia madre e ho trovato grandi riscontri nelle persone che hanno avuto lo stesso tipo di esperienza. Per il resto noi che facciamo questo lavoro, si sa, vogliamo dare il massimo».

Scriverà un altro libro?

«Si sa, quando si comincia, è difficile smettere...».