Mi-O6, confronto sui programmi

Roberto Bonizzi

L'associazione Mi-06 presenta il suo programma per le prossime elezioni comunali. Senza presentarsi come movimento politico, senza schierarsi, ma lanciando un appello ai candidati in corsa per Palazzo Marino. «Chi accoglierà le nostre proposte programmatiche si guadagnerà il nostro appoggio - spiega Salvatore Carrubba, presidente di Mi-06 -. Adesso che centrodestra e centrosinistra hanno scelto le persone su cui puntare, anche se l'Unione deve ancora ratificare con le primarie la candidatura di Bruno Ferrante, possiamo discutere di contenuti. La nostra agenda, che prevede la tematizzazione di problemi concreti come infrastrutture, welfare, cultura e ricerca e sviluppo è imprescindibile nella prossima campagna elettorale».
Un messaggio di indirizzo, che però sembra tracciato in un preciso quadro di valore. «Alla città - prosegue Carrubba - serve il recupero dell'entusiasmo da parte della società civile». Progetto di ampio respiro che guarda all'area di centrodestra anche se non arriva nessuna indicazione di campo da parte dei membri dell'associazione. Raccoglie consensi l'idea della lista civica, strada già tentata da Roberto Formigoni nella campagna per le regionali della scorsa primavera e riproposta a Palazzo Mezzanotte da Letizia Moratti. «È un'idea interessante - si sbilancia il presidente di Mi-06 -. Certo noi chiediamo un movimento slegato dai partiti politici. Formigoni non c'era riuscito. Mentre la Moratti ha presentato la sua lista specificando che ha l'accordo delle segreterie. Nel caso si configurasse la possibilità di una vera e propria lista civica potremmo essere interessati a farne parte». Altra indicazione d'indirizzo arriva da Carlo Fontana, ex sovrintendente del teatro La Scala. «Nessun nome, ma sceglieremo il candidato che saprà mettere al centro della sua campagna la dignità della persona».
Dall'associazione arriva un'altra bacchettata ai partiti. «Moratti e Ferrante sono due figure di altissimo livello, ma non dei politici in senso stretto - dice Carrubba -. Perché i partiti non sono riusciti a creare una classe dirigente a Milano». Fontana chiarisce il concetto: «Da Formentini in poi non si scelgono persone che abbiano già avuto esperienze da amministratori locali. Così si perdono sensibilità verso le esigenze della città e conoscenza della macchina organizzativa».