«Mi perdonano tutto ma non di aver girato Natale a New York»

L’attore: «Da mesi mi devo giustificare con amici, colleghi e giornalisti. Ma a me il film di De Laurentiis è piaciuto»

Fabio De Luigi, lei da questa sera torna in teatro, per due mesi intensissimi. Poi torna anche in televisione, con la Gialappa’s. Poi, in questo momento è nelle sale cinematografiche con Natale a New York e addirittura con un cameo in Commediasexi. Ha mica intenzione di fare anche la radio?
«In un certo senso mi piacerebbe, in radio ho lavorato con molto piacere. Nel 1997 Bruno Voglino mi offrì uno spazio nella trasmissione di Enrico Vaime Il programma lo fate voi e mi divertii molto. Così come mi diverto sempre molto a fare il mio mestiere. Poi, però, quando ci penso, mi fermo. Non vorrei fare davvero troppo e stancare. Se facessi la radio, mi mancherebbe solo di mettermi a cantare...».
Le ricordo che lei cantò. Con lo pseudonimo di Olmo...
«Ha ragione, me ne ero dimenticato...».
... e arrivò al primo posto in classifica! Pensi se se ne ricordava! Ma andiamo per ordine, partendo dal teatro: lei, da stasera, è in scena con l’Archivolto di Genova nella ripresa del Bar sotto il mare di Stefano Benni, con la regia di Giorgio Gallione.
«Già il fatto che sia una ripresa è un’ottima notizia. Vuol dire che siamo andati bene lo scorso anno, con uno spettacolo che, in fondo, era una scommessa, una sfida: pensi che io devo interpretare tutti i personaggi del libro di Benni. Fortunatamente, a lui è piaciuto: credo che il suo stile di scrittura sia surreale, un po’ come la mia recitazione».
In qualche modo è surreale anche il suo calendario delle repliche: in due mesi, fa oltre cinquanta spettacoli (fra l’altro, sarà a Milano al Ciak dal 7 al 18 febbraio e a Roma all’Ambra Jovinelli dal 20 al 25). Più che Medioman, lei sembra Superman...
«A dire il vero, sono un po’ preoccupato. Perché in questi sessanta giorni con cinquanta repliche devo trovare pure il tempo di registrare i brani per la Gialappa’s. Del resto, mi trovo bene con loro e mi sarebbe spiaciuto non esserci. Quest’anno non farò Love Bugs, ma la Gialappa’s sì».
Ha pronti nuovi personaggi?
«Sto pensando a un Calderoli, ma a un Calderoli non politico, decontestualizzato, dadaista, inserito in un altro contesto, duchampiano. E poi a uno scrittore, che però dobbiamo ancora provare a fondo. Non sarà comunque una parodia, ma un personaggio di fantasia. Che poi, sono quelli che mi danno più soddisfazioni».
A proposito di scrittori. L’esperienza che lega il suo nome a quello di Benni potrebbe non esaurirsi nella prova d’attore che lei porta avanti con l’Archivolto e la regia di Giorgio Gallione. Come potrebbe non disperdere questo capitale?
«Gian Mario Pecorelli, produttore di Notte prima degli esami, mi ha contattato per portare sul grande schermo Bar sport, l’altro libro amatissimo di Benni. Il mio ruolo sarebbe quello del protagonista. Ma siamo ancora nella fase embrionale del progetto. Ne parleremo...».
A proposito di grande schermo. Lei è stato protagonista del blockbuster assoluto delle feste, Natale a New York. Ma pochi si sono accorti che lei fa anche un ruolo-cameo in Commediasexi. Come ci si trova in due film di Natale?
«Per quanto riguarda la mia partecipazione a Commediasexi è nata prima della scelta di accettare il ruolo nel film di Natale di Aurelio De Laurentiis. Sono amico di Alessandro D’Alatri e, quando me l’ha chiesto, ho subito detto “perché no?”...».
Difficile rispondere diversamente quando ti propongono di fare un film con Elena Santarelli!
«... Poi, mi sono trovato nelle sale con due film contemporaneamente».
Sia sincero. Qual è il suo bilancio di Natale a New York?
«Il mio metro per giudicare un film è quello di far passare due ore piacevoli agli spettatori e di divertire senza volgarità gratuite. Se ho raggiunto quello, sono felice. Anche perché ho lavorato con un amico come Claudio Bisio».
Al pubblico è piaciuto.
«Abbiamo incassato più di tutti gli altri miei film messi insieme. E anche Claudio, che pure ha vinto l’Oscar con Mediterraneo e certo ha incassato molto più di me in carriera, credo ci sia vicino».
Eppure, la critica non ha molto gradito.
«Se uno giudica questi film con i metri di Cannes, li capisco. Ma questa è un’altra cosa».
Un’altra cosa di cui vergognarsi?
«No, alla fine no. Ma ho passato - e credo sia successo anche a Claudio - i mesi successivi alla mia decisione di fare Natale a New York e anche quelli della lavorazione a giustificarmi con amici, colleghi, giornalisti e gente dell’ambiente. Forse mi è costato più tempo e fatica che girare il film...».