«Mi ricandido, ma è un grande sacrificio»

Francesco Kamel

da Roma

«Se c'è qualcuno che fa un grande sacrificio a ripresentarsi come candidato premier quello sono io. È un enorme sacrificio, perché tutto in me, dal punto di vista personale e privato, mi spingerebbe a dire: “Si accomodi un altro”». Parola di Silvio Berlusconi che, in visita privata da Vladimir Putin in Russia, è tornato sulla scena politica facendo capire che proprio non ci sta a farsi «consumare» dall’assedio dell’Udc e a passare per un presidente del Consiglio «attaccato» alla poltrona di Palazzo Chigi. E così, il premier ha deciso di «rigirare» il problema. «Non è che sono io che non mi voglio muovere dalla sedia - ha detto - magari ci fosse qualcuno che possa avere i requisiti necessari». Il primo è che sia in grado «di tenere insieme la coalizione». Il secondo è che «deve essere una personalità che sia apprezzata dall'elettorato di centrodestra, dei moderati, e che possa essere considerata, per il complesso della sua storia, della sua personalità, della sua capacità di agire e di fare come un candidato che possa essere paragonato a colui che ha retto il governo per cinque anni».
Ieri è stato il «giorno dell'orgoglio» per un Berlusconi apparso ferito per le polemiche, ma anche determinato nel difendere su tutta la linea il suo governo. «Abbiamo fatto come meglio non si poteva. Non c'è una sola decisione del governo che io possa dire di considerare, a posteriori, un errore». Certo si poteva fare di più. «Non ho preso tante decisioni che avrei voluto prendere» perché «un giorno ti dice no questo partito, un giorno ti dice no l'altro partito, un giorno un altro ancora». Tra i meriti, Berlusconi sottolinea anche «quello che non abbiamo mai fatto». Ad esempio «non abbiamo mai messo le mani nelle tasche degli italiani, non abbiamo mai rubato, non abbiamo mai fatto una telefonata per controllare uno dell'opposizione avendone i mezzi, con i servizi, e ancora, non abbiamo mai mandato la Guardia di Finanza a nessuno, non abbiamo mai usato la magistratura contro l'avversario politico, non abbiamo mai fatto una trasmissione della tv pubblica, e tanto meno di quelle private, contro un avversario politico». Nella difesa, il Cavaliere ha giocato anche la carta del contesto internazionale. «Abbiamo tenuto il banco in un momento che è stato il più difficile degli ultimi venti anni, per tutto quello che è successo dall'11 settembre in poi. Abbiamo dato all'Italia un ruolo internazionale». E nonostante tutto «la nostra economia sta resistendo». Il premier è tornato sul tema del sommerso. «Io il Pil non l'ho mai incontrato per strada, perché molto spesso sta nascosto». Proprio per questo «stiamo pensando a cosa si può fare per limitare l'evasione. Ci impegneremo a fondo in questa direzione, ma ricordiamoci, quando guardiamo le condizioni economiche dell'Italia, che l'Italia vera è purtroppo anche l'Italia del sommerso». Berlusconi non vuole farsi processare per conto terzi. «L'euro con quel cambio lo ha approvato Prodi: da questo punto di vista è l'euro di Prodi». Inoltre «la valorizzazione dell'euro non dipende minimamente da noi, e questo ha messo in difficoltà le nostre esportazioni». Anche «il prezzo del petrolio non dipende da noi, così come l'espandersi dell'offerta di prodotti dai Paesi dell'Est ed orientali». Per il futuro Berlusconi si è detto ottimista: «Non penso ad un cambio di governo perché ho l'orgoglio di quello che ha fatto il mio governo, che sarà il primo della storia della Repubblica a iniziare e finire con lo stesso presidente del Consiglio». Secondo il premier «sarebbe insensato buttare a mare un patrimonio di esperienza, conoscenza e amicizia: se penso a qualcuno dell'altra parte seduto al tavolo nei miei panni con Putin, Bush o Blair, francamente mi sento male».
Forza Italia si è schierata subito in difesa del premier. Per Fabrizio Cicchitto «sono An, la Lega, Forza Italia e il Pri ad avere esplicitamente affermato che Berlusconi deve guidare la Cdl alle prossime elezioni» ed è «distratto» chi se lo dimentica. La Lega è da sempre per una riconferma di Berlusconi. Da An è giunto un generale apprezzamento per le parole del premier: la leadership di Berlusconi non è un problema per via della Scrofa, dove in questa fase si lavora soprattutto per scongiurare il Grande Centro. Ma rispetto alle parole del premier, dall’Udc sono arrivati gelidi commenti. Per Mario Tassone le dichiarazioni di Berlusconi «non sciolgono i nodi politici che abbiamo posto come Udc». Caustico Armando Dionisi: «Non vediamo un cambio di marcia della Cdl né il segno di discontinuità. Che Berlusconi stia facendo questo grande sacrificio è una scelta che fa lui senza che nessuno glielo chieda». Una presa di posizione aspramente criticata dai vertici di Forza Italia. Infine, dalla Dc Gianfranco Rotondi ha chiarito che «se Berlusconi è il candidato per alcuni di noi c'è lo stimolo a confermare come partito la scelta fatta personalmente cinque anni fa a favore di Berlusconi. Ma se la Cdl si spacca, allora il bipolarismo è finito e rimane solo da domandare a Prodi se, nel suicidio del Polo, l'Unione intenda farsi carico del pluralismo politico in questo Paese».