«Mi sento il Glenn Miller italiano»

Lo showman pubblica il doppio cd dal vivo «At Carnegie Hall» e il dvd «Finalmente Live» con l’Orchestra Italiana. «Ora punto sulla Cina»

Antonio Lodetti

da Milano

Sveste per un po’(ma solo per un po’) i panni del Pierino televisivo «con licenza di dire, di sfottere e di sfotticchiare», come si definisce, e torna al suo grande amore: lo swing mescolato alle canzoni tradizionali napoletane. Sembrava un giochino l’Orchestra Italiana di Renzo Arbore, e invece lui, con la sua vitalità e il suo appeal napolamericano ha conquistato il mondo. Concerti nella Piazza Rossa di Mosca, alla Royal Albert Hall di Londra, a Rio, Tokio, in Australia e Thailandia, una serie di show trionfali negli States... Che Arbore ha deciso di raccontare al suo pubblico attraverso il brillante doppio cd dal vivo At Carnegie Hall, New York e l’emozionante dvd (due ore e mezzo di suoni e racconti) Finalmente live, registrato nel giugno scorso a Roma, in Piazza del Popolo, davanti a 150mila persone. «Che gioia il mio primo cd dal vivo e il mio primo dvd - racconta sornione il maestro - col gusto di suonare viaggiando sull’onda dell’adrenalina, senza rete, sapendo che non si può rifare o correggere gli errori. Del resto io amo l’improvvisazione, non solo nel jazz ma anche in radio e in tv».
Un repertorio che piace a tutte le latitudini spaziando da superclassici come Malafemmena e ’O sarracino ai suoi successi come Smorza e ’llights e Il clarinetto.
«Da artisti come Louis Armstrong e Sidney Bechet, passando per Frank Sinatra fino a Roberto Murolo ho imparato che comunicare è la cosa più importante nella musica popolare. Quando interpreto Malafemmena o Reginella mi emoziono e trasmetto il mio sentimento al pubblico, anche a chi non capisce i testi. Il resto lo fa la melodia; le canzoni napoletane sono tra le più belle al mondo. Il cd è stato inciso alla Carnegie Hall, un luogo austero dove era di casa Toscanini, eppure dopo i primi brani la gente è impazzita, ha cominciato a ballare e a saltare sulle sedie prendendo di sorpresa il compassato servizio d’ordine. Mi sono sentito per un attimo il Glenn Miller italiano».
Eppure a lungo sono state considerate canzoni folk, quindi di serie B.
«In Italia c’è sempre stata scarsa attenzione alla cultura popolare. Finalmente le cose sono cambiate; O’ sole mio, anche grazie all’Orchestra Italiana, è stata sdoganata ed è stata rivalutata per quello che è: una stupenda ballata. Se n’è accorto persino Ray Charles che ha voluto inciderla con noi. Non si può snobbare un pezzo della nostra storia come questo; gli americani non si sognerebbero mai di rinnegare Summertime».
La sua musica ormai è una felice sintesi di swing e melodia mediterranea.
«È nel mio dna; da ragazzo amavo il blues. Non amavo la canzone all’italiana di Consolini e Tajoli ma Natalino Otto, Alberto Rabagliati, Pippo Barzizza, Gorni Kramer. Ho sempre cercato di inventare qualcosa a metà tra lo stile dei miei due numi tutelari, Murolo e Carosone, proponendo arrangiamenti inediti, internazionalizzati ma che non strizzano mai l’occhio alla moda».
Nuovi progetti musicali?
«L’Orchestra Italiana non si ferma, il nostro è un tour senza fine. Il mio sogno è quello di portarla, l’anno prossimo, in Cina. Credo che i cinesi siano particolarmente sensibili al fascino delle nostre melodie. Solo che stavolta mi piacerebbe avere l’aiuto delle istituzioni».
Cioè?
«Finora abbiamo girato il mondo a nostro rischio, spendendo i nostri soldi per organizzare i concerti e confidando solo sull’entusiasmo del pubblico, che ci ha ripagato dappertutto oltre ogni rosea previsione. Ma non è semplice portare in giro trenta persone tra musicisti e tecnici. Mi piacerebbe invece che venisse riconosciuto ufficialmente questo mio modo “alto” di portare in giro l’immagine dell’Italia in musica. In fondo siamo bravini ed anche eleganti con i nostri gilet di Sarli».
Tornerà in tv?
«Prima porterò Umbria jazz a New York. Da aprile lanceremo le repliche di Più siamo meglio siamo che, nonostante l’orario da lupi, mi ha dato grandi soddisfazioni».