«Mi serve assistenza 24 ore su 24 ma nel weekend c’è solo il gatto»

Il liutaio Böhm ha una rara forma di epilessia ed è invalido al 100 per cento. Coi contributi di Regione e Comune riesce a pagare la badante solo 12 ore al giorno

La malattia ce l’ha dentro. Una rara forma di epilessia resistente ai farmaci, praticamente incurabile. I segni, quelli, se li porta fuori. Sulle gambe, le braccia, in testa. Ferite. Perché quando il male lo sorprende non c’è niente da fare. Un «attacco» e Paolo Böhm - liutaio 60enne che a Milano ha fatto storia - cade a terra come un sacco tarantolato. In casa contro gli spigoli, in strada mentre attraversa tra le auto. Una vita a rischio, e senza preavviso. Per questo sulla sua tessera sanitaria c’è scritto che l’invalidità è del 100 per cento, ed è necessaria l’«assistenza continua». Ecco il punto. Di «continuo» non c’è niente.
Dalla Regione, un contributo di 450 euro con cui Böhm paga Osvaldo, un peruviano che da un anno gli sta accanto per dodici ore. Dal Comune, una badante per quattro ore al giorno da lunedì al venerdì. Due conti rapidi e mancano otto ore al giorno, e manca pure il fine settimana. «Devo sperare che non capiti nulla. Ho chiesto più volte un aiuto, da Palazzo Marino mi hanno risposto che nel weekend è meglio se resto in casa. E allora che lo dicano chiaro se mi hanno dato gli arresti domiciliari». Che poi sarebbero la piccola casa-laboratorio al civico 11 di piazzale Martini in cui il signor Paolo - allievo del liutaio Erminio Malagutti, Ambrogino d’oro - vive tra resine pregiate, strumenti d’epoca (incluso un Maggini del 1633 in restauro, «ma chi si fida più a prenderlo in mano, e se poi finisce che lo rompo?»), arnesi di precisione per far cantare il legno, e un gatto, «l’unico che mi fa assistenza 24 ore su 24».
La via crucis del liutaio è raccolta in un piccolo faldone di raccomandate. Lettere agli uffici del settore anziani, a quelli per gli invalidi civili, all’assessore Mariolina Moioli o direttamente al sindaco Letizia Moratti. «Tutti pronti a spendere buone parole e a fare promesse». Ma poi? «Poi siamo punto e a capo. Da due anni continuo ad aspettare qualcuno che mi dia assistenza continua, così come è mio diritto». E non c’è limite al peggio, a leggere la comunicazione ricevuta dal settore servizi sociali di largo Treves, che esprime «parere negativo alla concessione del rimborso delle spese sanitarie». Che poi sono le garze e i farmaci generici utilizzati da Böhm per medicare le ferite che si provoca durante gli attacchi epilettici. «Nemmeno le garze mi vogliono rimborsare».
Così, la svolta. La «controffensiva» passa da un pacco regalo. Racconta, il signor Paolo, che «ad aprile stavo lavorando al restauro di alcuni violini. Mi sono sentito male, e nel cadere ha afferrato una rastrelliera su cui erano appoggiati sei strumenti». Cade lui e cadono i violini. In pezzi. «Oggetti che arrivano a valere anche 6mila euro ciascuno, perché sono il frutto di oltre 400 ore di lavoro». Tutto da buttare. Oppure no. «So come riciclarli. A Natale, manderò per protesta un pacco al sindaco con i resti di questi violini. Ci sarà anche un biglietto. “Caro sindaco - scriverò - con i miei migliori auguri, le mando tre anni del mio lavoro. Ci faccia una bella brace per una grigliata mista per lei e per i suoi collaboratori”».
Rabbia e provocazione. «Quante volte ancora dovrò trovarmi da solo in casa o per la strada dopo una crisi? Cosa aspettano a darmi un aiuto?». Perché al netto di un’assistenza intermittente - «e se tralasciamo il gatto» - in ogni giorno di Paolo Böhm ci sono otto ore in cui è meglio affidarsi ai santi.