«Mi servono due bambine per domani»

«Mi servono delle bambine. E mi servono piccole...» chiedeva lo sfruttatore di minori al telefono dall’Italia. E la risposta della madre dei bimbi, dalla Romania, non si faceva attendere: «Certo: ti mando anche mio figlio più piccolo, ti affido anche lui, fa in modo che faccia molto denaro. Se non ruba, picchialo».
Una conversazione da brividi quella tra il pregiudicato romeno Adrian Marius Bardasu e la connazionale Isabela Moisescu, ma che rende perfettamente l’idea di quella che il pm Ester Nocera ieri non ha esitato a definire «un’attività imprenditoriale in piena regola basata sulla tratta e lo sfruttamento di bambini». Il magistrato della Procura di Milano ha coordinato infatti l’inchiesta della polizia municipale che, partita nel 2010 dopo alcune rivelazioni di una prostituta romena, ha fatto emergere un traffico di ragazzini minorenni (33 le vittime accertate di cui una decina tra i 15 e i 17 anni) tra la Romania e l’Italia. I bambini, con il miraggio di una vita migliore, venivano convinti a lasciare la miseria dell’orfanatrofio di Ramniu Valcea - vera «fucina» della banda capeggiata da Bardasu - per raggiungere, grazie al passaggio automobilistico di un fantomatico driver, Cinisello Balsamo. Lì, nell’abitazione di Bardasu, suddivisi in vere e proprie batterie di ladri, si specializzavano nei furti nei supermercati della catena Esselunga. Dove riuscivano ad appropriarsi di pezzi di formaggi e vini pregiati (andava forte il Brunello di Montalcino!), creme, mascara e, un giorno, persino di una tivù al plasma.
La merce, indicata giorno per giorno da Bardasu, veniva nascosta in borse schermate per eludere i sistemi anti-taccheggio e poi rivenduta dal pregiudicato romeno a commercianti e ristoratori italiani o rimessa in vendita nel negozio che l’uomo possedeva in Romania. In attesa di essere smistati i prodotti venivano stoccati in alcuni box di Cinisello, dove sono poi stati ritrovati dagli agenti dell’Unità centrale informativa e del Nucleo donne e minori della polizia municipale.
Bardasu e i suoi complici usavano metodi subdoli per convincere i piccoli a rubare e, se troppo cresciuti e quindi presenze «sospette» in un supermercato, anche a prostituirsi per loro al Parco Nord. «Non solo venivano da situazioni di estremo degrado - ha precisato la Nocera -, ma arrivati qui senza conoscere la lingua e senza denaro, venivano convinti a dover racimolare il denaro per ripagare le spese di viaggio (dai 150 euro in su), quindi spinti a pensare che quello che facevano era l’unica cosa che potevano e sapevano fare. E che, per giunta, era buona e giusta».
In manette, oltre a Bardasu e a mamma Isabela Moisescu, sono finiti il convivente della donna, Florian Hanzu e il driver. La Procura sta cercando di accusare i quattro di associazione per delinquere.