«Mi spoglio e recito col corpo Non temo il giudizio di mia figlia»

In «Per sesso o per amore?» l’attrice interpreta una prostituta: «Il pudore è qualcosa di personale, non c’entra con la nudità»

Pedro Armocida

da Roma

«Una commedia con la Monica che avete sempre sognato». Come dare torto allo slogan che compare sulle locandine e nei trailer del film Per sesso o per amore? di Bertrand Blier (con Gerard Depardieu), quando la Monica di cui si parla è la Bellucci che da tanti anni è il sogno erotico di milioni di italiani? Semplicemente non si può. Così in attesa di vederla in tutto il suo splendore sul grande schermo dal 3 febbraio c'è già chi si sta attrezzando, asportando dai manifesti per le strade la sagoma della Bellucci vestita, si fa per dire, d'un sensuale body rosso con pizzi neri. Intanto alla presentazione del film, ieri a Roma, l'attrice di Città di Castello, ma da molti anni stabilitasi col marito Vincent Cassel a Parigi (dove è stata recentemente insignita del titolo di cavaliere delle arti e delle lettere), s'è materializzata, capelli lunghi e frangetta sbarazzina, in un fintamente casto tubino nero efficacissimo nell’evidenziare le curve declamate nel film.
Chi è la protagonista di Per sesso o per amore?
«È una donna complicata che non ha mai conosciuto l'amore e suscita il desiderio degli uomini. Quando ho incontrato il regista mi aveva parlato di un ruolo da prostituta ma non immaginavo che il mio personaggio fosse così. È una donna sensuale ma molto classica, lontana dallo stereotipo di chi fa quel mestiere».
Ma è comunque una prostituta...
«Sì, anche se non come nella realtà. È un personaggio eclettico con tante sfaccettature. Lei tiene le redini del gioco, gestisce tutto e soprattutto non è sottomessa. In questo senso è un film femminista».
Addirittura!
«A questo proposito mi è venuta in mente la canzone di De André, Bocca di rosa. Come lei tutti la vogliono. È fragile ma forte al tempo stesso. È dolce ma sa quello che vuole. Come nella poesia di Prévert che dice “Sono quella che sono, amo colui che m'ama, non è colpa mia”, la Daniela del film non resiste di fronte a un uomo che piange per lei».
E Monica Bellucci?
«Io ho bisogno sia del desiderio che dell'amore. Certo tutto inizia con il desiderio, anche animalesco ma se poi non sfocia nell'amore è come un motore che gira a vuoto».
Che ricordo ha delle riprese?
«Bellissimo soprattutto perché era il periodo in cui allattavo mia figlia. E si vede! Nel film sono enorme, tutta rotonda. Passavo così dall'essere attrice a essere madre. E mi pare una cosa molto sana, soprattutto per un attore, dato che il più delle volte nel nostro mestiere non si hanno i piedi per terra, non si è legati alla realtà. Non so se mi succederà di nuovo... anche se mi piacerebbe fare un altro figlio. Quando sarò vecchia e rivedrò questo film, ricorderò con dolcezza quei momenti».
Ora che sua figlia Deva ha un anno e mezzo, prima di accettare ruoli scabrosi non pensa anche a lei?
«In effetti non so come farò quando mi vedrà in Irréversible. Amo mia figlia più di ogni altra cosa al mondo. Farei tutto per lei, ma non scelgo i film pensando al fatto che in futuro mi giudicherà. Tanto, quando avrà quindici anni mi odierà com'è capitato a tutti i genitori. Se questo non accadrà, mi preoccuperò perché vorrà dire che non è cresciuta».
Nel film appare spesso nuda e in scene di sesso: cos’è per lei il pudore?
«È qualcosa di estremamente personale. Tutto si può fare finché si rispetti se stessi. Ma non ha niente a che vedere con la nudità. Io non ho problemi ad apparire nuda, lo si è visto, anche perché vengo dalla moda. Per le modelle è estremamente naturale lavorare col corpo. Al cinema può dare grandi emozioni perché, come il viso, anche il corpo recita».
Ogni tanto ripensa ai suoi inizi cinematografici?
«Certamente e vedo avverarsi il sogno di una ragazzina di provincia che aveva tutto da imparare. Grazie soprattutto ai registi che hanno creduto in me».
Ha appena finito di girare un altro film in Francia e adesso sta per partire per l'America, non sente la mancanza dell'Italia?
«Sì, infatti ogni tanto sento il bisogno di lavorare qui. Recentemente ho finito le riprese di N, il film su Napoleone di Paolo Virzì che ha anche toni da commedia. Un genere che adoro perché è più difficile far ridere che piangere. Peccato però che questi ruoli me li propongano raramente».