"Mi toccava sotto la gonna" I segreti del frate a luci rosse

Il ciarlatano di Olbia. È stato denunciato un marocchino che si spacciava per religioso. Le vittime: "Ci voleva baciare e poi allungava sempre le mani"

Luca Rocca - Non c’è più religione. Padre Gheorge, al secolo Laurent Dominique Lafitte (nulla a che fare, quindi, con Padre George, senza l'acca, segretario di papa Ratzinger), 54 anni, francese di origine marocchine, rinviato a giudizio per molestie sessuali, se l’è spassata per un bel po' prima di finire sotto processo. S’era fatto passare per un domenicano in missione, riuscendo così a conquistare la fiducia di molte famiglie (e signore) di Olbia, la città nella quale dall'aprile del 2005 aveva scelto di «operare».

E così, tra una predica e una confessione, tra un rosario e una processione, finiva sempre per molestare sessualmente giovani donne attratte dal suo fascino e dall'accento transalpino. Il «gioco» è andato avanti per qualche anno, fino a quando alcune gentildonne non l’hanno denunciato. Padre Gheorge, che aveva trovato ospitalità da due sorelle, dovrebbe comparire davanti al tribunale di Tempio il prossimo 20 maggio per rispondere dell'accusa di abusi sessuali e usurpazione di titoli, ma s'è dato alla macchia. Irrintracciabile.

Nemmeno il suo avvocato d'ufficio, Fernando Maimone ha più sue notizie. «Scomparso. Nessuno sa dove sia, tantomeno io». I racconti che le donne hanno fatto agli investigatori, tutti più o meno dello stesso tenore, non sembrano lasciare dubbi. Lafitte, sfoggiando un ammaliante sorriso, si lasciava prima prendere in simpatia, poi riusciva ad avere libero accesso nelle case di casalinghe e infine, studiando bene l'approccio, tentava di abusarne. «Non avevo nessun sospetto che fosse un falso frate – dichiara una delle donne prese di mira dall'impostore – ma quando sono cominciate le avances, col tentativo di allungare le mani, sono rimasta allibita». Che il finto religioso ci sapesse fare, lo dice a verbale anche una seconda vittima: «Nulla faceva trasparire che si potesse trattare di un frate falso – racconta – era sempre garbato e ben educato. Poi però sono cominciati i suoi strani atteggiamenti, con parole equivoche, gesti inusuali per un religioso. Voleva baciarmi e...». Il frate ciarlatano ha adocchiato le sue prime vittime non appena ha messo piede sull'isola. Coi suoi modi gentili ha prima convinto due giovani ragazze a dargli vitto e alloggio, poi, dopo aver girovagato per tutto il giorno, probabilmente in cerca di altre «prede», a sera faceva sempre ritorno a casa. Puntuale all'ora di cena, in quella che ormai considerava la sua dimora e, tra una preghiera e una confessione, come racconta un'altra testimone, «cominciava a massaggiare i fianchi, poi la pancia, fino ad allungare le mani in “zone proibite” del mio corpo, e lo ha fatto sia con me che con mia sorella». Risultato: le ragazze lo hanno buttato fuori di casa. Identificato dalla polizia, denunciato alla magistratura, il frate playboy è scappato. Per gli investigatori ha probabilmente trovato rifugio in Francia, a casa sua, in Provenza. Alla ricerca di altre fedeli da convertire al suo verbo.