«Mi volete in Rai? Ecco il mio show: parole e tecnologia»

Lo showman: «Ho in testa un’idea, ma non ci sono interlocutori certi. Intanto preparo serate evento»

nostro inviato a Sanremo

A furia di restare sul palco dell’Ariston, «mi è venuta l’ernia del disco». La battuta è di Chiambretti, ambasciator non porta pena... Pierino, a un mese dal Festival furioso, e dopo una settimana di vera malattia, si è trovato di nuovo martedì sera tra i fiori di Sanremo in mezzo a Michelle Hunziker e Pippo Baudo per l’Oscar Tv. Un valzer di statuette consegnate a tanti personaggi, tranne al vincitore scelto dal pubblico votante, Fabio Fazio, che se ne è rimasto a casa.
Chiambretti, invece, di «tralicci» ne ha ritirati ben due: uno per il suo show su La7, Markette, l’altro per Sanremo. Sorrisi e applausi per i tre che hanno fatto un bel Festival, ma che, nonostante i premi di circostanza, vivono con l’azienda di Stato momenti poco chiari. Baudo, ancora fresco di lite con Del Noce, martedì spiegava di non essere per nulla certo di condurre il nuovo show Fenomeni in autunno, dopo lo slittamento di maggio. Chiambretti, invece, da tempo attende di tornare nell’azienda di Stato. Lo cercano, lo lusingano, ma poi non si concretizza...
Allora, Piero, questi «tralicci» sono di buon auspicio?
«Io ai premi non ho mai creduto. Però, visto che per una volta uno è andato a un programma di nicchia come Markette, mi fa piacere. Poi, certo, quando hai riconoscimenti da tutte le parti, ti aspetti che qualcosa accada...»
Dunque, a quando lo sbarco su Raidue?
«Io ho in mente un programma nuovo. Però, ammetto, in questo momento ho una sensibilità fragile. Non mi si può chiedere di tornare e provare, che so, per tre mesi. O ci si accorda per un progetto complessivo, magari di due anni, che preveda una striscia continuativa, non importa se due, tre o più volte la settimana, e una forte dose di autonomia anche se non ti chiami Celentano, oppure me ne sto a La7 dove mi trovo benissimo. In questi anni l’unica offerta concreta sono stati i pacchi: non era cosa per me».
E, nel caso, come sarebbe questo show?
«Parola e tecnologia. Oggi i reality sfruttano satelliti e digitale terrestre. Io immagino un contenitore brillante a cavallo tra informazione e costume come mio consueto, con in più i nuovi sistemi di comunicazione».
Il problema, in questo momento di stallo in Rai, è avere un interlocutore sicuro...
«Ma non c’è... Quando finalmente la tv di Stato si sgancerà dalla politica, con le capacità e le professionalità che ha, diventerà la numero uno del mondo. Intanto, l’attuale direttore di Raidue Marano è uno che, quando punta su un personaggio, poi lo difende fino in fondo. Però che sarà di Raidue?».
Si vedrà... e nel frattempo?
«Mi sembra perseguibile la strada dell’evento. Con il consenso de La7, con cui ho un contratto fino alla fine del 2007, si potrebbero ideare delle serate speciali sulla Tv di Stato, come è successo per il Dopofestival. Poi avrei un altro pallino...»
E cioè?
«Lavorare con e per gli italiani all’estero. Girare per il mondo tra di loro e riportare da noi il materiale raccolto, in sostanza il contrario di quello che fa Rai International».
La Hunziker, al contrario di lei, ha le porte spalancate a viale Mazzini: in autunno tornerà su Raiuno con uno show di Ballandi...
«Fisicamente siamo un po’ diversi, no? Sono contento per lei, potrà essere il fiore all’occhiello della rete».
Che voto le dà per Sanremo?
«Deve prendere meglio le misure su... vestiti, capigliatura e trucco».
E a Baudo
«C’è modo e modo di sbroccare... non ha cominciato Pippo, però lui e Del Noce hanno rovinato un Festival venuto bene».
Ora che la realtà (si legga Vallettopoli) ha superato la Tv, Markette è acqua passata?
«Attenzione, le nostre Markette sono con la k... Comunque la cronaca mostra che abbiamo visto lungo, celebrando con ironia prima delle aule di tribunale il malcostume della società... Che fare adesso in Tv? Bisogna intuire dove cascherà il mondo la prossima volta».
Come si vive a La7 mentre Telecom sta nella bufera?
«Noi siamo assolutamente tranquilli. E comunque, lo ribadisco, meglio lavorare in un tombino, che in una tomba creativa».