«Mi voleva Strehler» al CityLife

Maurizio Micheli porta in scena il grande classico

Viviana Persiani

«Questa spietata perlustrazione può durare un attimo oppure un secolo ma qualsiasi sia la sua durata per l'attore e per l'autore sarà sempre eterna. Con grande emozione con grande gioia ho visto il pubblico abbozzare un sorriso, poi sorridere con maggior decisione, ridere poi e sghignazzare infine senza ritegno».
In effetti, il teatro d'autore, quello che ha sempre qualcosa da dire, da rivelare e da consigliare, il teatro scritto da abili penne e interpretato da poliedrici attori, capaci di rivestire sempre di nuovo e di ironia messaggi, parole senza tempo e verità sempre attuali, non si logora mai, rinnovandosi sempre respirando aria nuova. Ecco perché Umberto Simonetta così scriveva del suo spettacolo Mi voleva Strehler che, quasi a distanza di un trentennio dal debutto, vedrà ancora Maurizio Micheli sulla scena al Tendone CityLife (zona Bonola, domani e e giovedì.
Micheli darà voce al testo nato come teatro-cabaret, giocando con le parole e con l'esperienza del personaggio principale, un semplice e modesto attore di cabaret che è riuscito a ottenere un provino al Piccolo Teatro di Milano. Fra verità autobiografiche e finzione, sfumate da abili pennellate dei toni più pungenti di una magistrale satira, lo spettacolo ripercorre le tappe della vita professionale di Micheli. Malinconia, amarezze, nostalgie di un teatro che è stato, ma che non c'è più, rimpianti di un passato ormai trascorso, emergono continuamente da questa sorta di conversazione che Micheli tiene con il pubblico.
Esasperando il faticoso iter professionale di se stesso, l'attore ride e fa ridere di sé, con un riso umano e talvolta anche amaro. Ormai con mille repliche all'attivo, Mi voleva Strehler, divenuto un cult nel panorama teatrale, si nutre sempre di gran divertimento, simpatia e affetto: una sorta di cavallo di battaglia del cabarettista livornese che non manca ogni volta di calarsi nei panni del protagonista con tanta passione conservando e mantenendo immutata la trascinante forza comica del testo.
L'aspirante attore, prima di sottoporsi al colloquio con la direzione del Piccolo, si ritrova a riesaminare la sua vita artistica e con un guizzo di fantasia, rivisita gli idoli del tempo; ecco come un attore sarebbe disposto a cambiare il proprio curriculum pur di entrare a fare parte di un carrozzone vincente. Non c'è dubbio che il teatro sia cambiato, ma certe verità nascoste dalle pieghe di questo costume antico sono restate immutate.