«La mia Atalanta è un po’ narcisa, ma...»

Scusi Colantuono, vuole essere il primo a battere l’Empoli, unica squadra con zero sconfitte?
«Mi piacerebbe perché daremmo continuità a un buon momento visto che l’Atalanta arriva da tre vittorie consecutive».
Tre successi consecutivi in casa bergamasca non si vedevano da 21 mesi, con Del Neri, ma soprattutto dal 2005/06 quando lei portò l’Atalanta in A.
«Sono bei ricordi, anche se io con le statistiche non vado molto d’accordo. Ecco perché mi piacerebbe prolungare la serie».
Stato di salute e prospettive della sua squadra, visto che oggi mancherà lo squalificato Tiribocchi?
«La rosa è ottima e gli attaccanti validi come Ruopolo e Ardemagni non mancano. Stiamo recuperando tutti gli infortunati e va bene così. E poi ci ha fatto bene la lezione di Piacenza quando sul 2-0 nel primo tempo alla fine abbiamo perso 3-2. Una partita da oggi le comiche».
L’anno scorso col Torino ha fallito la promozione in A, ora sta volando…
«A Torino, con la squadra appena retrocessa, le difficoltà iniziali sono state tante e l’ambiente era poco sereno. Poi Cairo mi ha esonerato per 5 partite e subito dopo mi ha reintegrato. Nel ritorno, cambiati 12 giocatori, siamo stati i migliori con 41 punti in 21 partite».
Illustri i pregi e i difetti dell’Atalanta.
«La squadra è sempre in partita, giochiamo un buon calcio, anche se qualche volta siamo troppo narcisisti e non chiudiamo prima le gare. Siamo comunque migliorati nella concretezza anche se martedì col Modena siamo stati poco precisi e sfortunati quando Tiribocchi ha calciato alto il rigore. Dobbiamo essere più cinici e cattivi».
Capitan Doni, cosa rappresenta per lei?
«Con Cristiano e con Bellini ho un rapporto di amicizia vera. Doni è un giocatore straordinario, peccato abbia problemi ai tendini perché in campo sa fare tutto. La sua presenza è comunque importante anche quando non gioca. I giocatori hanno nei suoi confronti stima e rispetto».
Quali le avversarie più pericolose per l’Atalanta?
«Attenti al Novara, non è un fuoco fatuo e resterà lì fino in fondo perché ha organizzazione, strutture, società e una squadra solida. Pericolosi sono anche Livorno, Siena, Reggina, Empoli mentre mi sorprende la posizione del Sassuolo che, appena risolverà i problemi, tornerà pericoloso».
In serie A ha fatto bene con l’Atalanta e male col Palermo. Perché?
«A Palermo pensavo di aver raggiunto il massimo, ma sono stato esonerato dopo 6 partite, richiamato e esonerato l’anno successivo dopo una giornata. Stranezze del calcio, ma comunque di Zamparini ho molta stima. Ma nella mia carriera ho sempre centrato gli obiettivi perché sono un gran lavoratore».
Insomma Colantuono, cosa farà da grande?
«Ho da poco compiuto i 48 anni e voglio allenare ancora per qualche stagione, magari proprio con l’Atalanta in A. Ma non per troppo tempo perché non arriverò mai su una panchina all’età di un grande che stimo molto come Carlo Mazzone. È troppo logorante fare l’allenatore in Italia, anche Ranieri e Capello che hanno esperienze all’estero hanno detto che in Inghilterra e Spagna il calcio non è così stressante come da noi. No, non mi farò sconfiggere dallo stress».