«La mia Biennale di Milano? È già finita nel dimenticatoio»

Luigi Settembrini è esperto d’arte e curatore di grandi eventi di livello internazionale. Ha rilanciato le Fiere fiorentine di Pitti Immagine, ha curato la Biennale Arte e Moda del 1996 (oltre un milione di visitatori in quattro mesi), ha diretto il progetto della Biennale delle Arti di Valencia dal 2005 al 2007. Non solo, ha lavorato anche a Milano, curando, per il Cosmit, la mostra Stanze e Segreti alla Rotonda della Besana, Il diavolo del focolare alla Triennale, Camera con Vista a Palazzo Reale, l'Ultima Cena rivisitata da Peter Greenaway a Palazzo Reale e nella chiesa di Santa Maria delle Grazie.
Appena nominato Assessore alla Cultura del Comune di Milano, Sgarbi lo chiama a Milano per progettare B@bele, la biennale dei linguaggi creativi contemporanei. Viene scelto il simbolo - le torri di Kiefer - e il marchio, disegnato da Pierluigi Cerri. Erano anni che Milano aspettava l’occasione per riscattarsi sul piano dell’arte contemporanea, e per catturare l’attenzione delle altre città italiane e d’Europa. Il progetto piace, a Milano tutti ne parlano, le fondazioni chiedono di partecipare e il sindaco presenta il progetto a Parigi, lo scorso marzo, nei giorni immediatamente precedenti il voto per l’aggiudicazione dell’Expo...
Che fine ha fatto il progetto? Sparito, volatilizzato nel nulla. Nessuno ne parla più, nessuno ne scrive…. Abbiamo allora voluto far quattro chiacchiere proprio con chi su B@bele sta lavorando da tre anni.
Che fine ha fatto B@bele?
«Dopo il licenziamento di Vittorio Sgarbi, che seguiva il progetto e i suoi sviluppi in quanto assessore alla Cultura, incontrai Rita Amabile, vicedirettore generale del Comune, indicatami come il mio nuovo riferimento. La Amabile mi chiese di aggiungere al progetto un piano di fattibilità cosa che io feci e che discutemmo insieme nell’aprile scorso. La Amabile promise risposte e soluzioni a breve. Da quel momento invece, nonostante molte telefonate, e-mail, moltissima pazienza, non ho più saputo niente. La Amabile non si è fatta più trovare».
È preoccupato di questo silenzio? Come lo interpreta?
«Soprattutto sono enormemente stupito. Sono stato chiamato mentre ero ancora il direttore della Biennale di Valencia e sono stato incaricato - con tanto di lettera formale - di realizzare un progetto, previsto nel palinsesto culturale del Comune, che è stato presentato a Parigi per la candidatura di Milano all’Expo e proposto a tutte le realtà culturali che operano in città. Ho trovato sponsor importanti e interessati. Ho perfino registrato il marchio a mie spese. Ho lavorato e viaggiato, sempre a mie spese, per contattare qualcosa come un centinaio di artisti, una decina di curatori d'arte contemporanea, moltissimi professionisti tra cui designer, architetti, registi di cinema e teatro, pubblicitari, gastronomi, musicisti, stilisti…»
Forse il progetto non è più visto di buon occhio perché fu voluto da Sgarbi?
«Non ho motivo di ritenerlo. Mi sembrerebbe francamente una reazione un tantino infantile. Non credo che una persona come il Sindaco si ponga problemi di questa sorta».
Quando dovrebbe partire la prima edizione di B@bele?
«Dovrebbe partire nei primi mesi del 2011, in modo che la terza edizione cada in occasione dell’Expo. Certo che, continuando in questo modo, non ci si arriva di sicuro».
Ha parlato del problema con il sindaco?
«Il sindaco ha molte altre gatte da pelare. Continuo, per ora, a credere che le persone con le quali sono stato messo in contatto abbiamo tutte le carte in regola per far procedere le cose».
Qual è il costo di un progetto del genere?
«Elevato. Parliamo di cinque/sei diversi eventi e mostre nella città e di qualcosa come il coinvolgimento di 250 artisti e professionisti internazionali di grande importanza. Ci vuole uno staff all’altezza, per esempio un ufficio stampa in grado di comunicare a livello internazionale. Uno dei difetti italiani, non solo di Milano, è che si è capaci di comunicare solo localmente. Io voglio che di Milano, di Milano capitale culturale, parlino i media del mondo. È un risultato che a Valencia raggiungemmo in pieno e che B@bele può senz’altro cogliere. Ma per tornare ai costi, con gli sponsor potenziali che hanno dimostrato tanto interesse, credo che per il Comune l’impegno economico sarebbe abbastanza ridotto. Sempre, s’intende, per una manifestazione internazionale di questa rilevanza».
Qual è l'obbiettivo di B@bele?
«Il primo obbiettivo è quello appena accennato. Comunicare con il mondo. Far sapere che il sonno culturale e la disinformazione contemporanea, a Milano sono finiti».