"La mia Croazia è rock: pronta a suonarle all’Italia e alla Spagna"

Il ct Slaven Bilic: "Gioco stile heavy metal, grinta e un impatto che ti stende Voglio arrivare lontano, altrimenti sarei rimasto a casa". Cosa teme dell'Italia? "Il blocco Juventus e Pirlo, è super"

Bilic, allenatore e chitarrista rock. Che genere suona la sua Croazia?
«Direi heavy metal, il mio preferito. Grinta, energia e un impatto che ti stende».

Per voi il bello arriva adesso: prima l’Italia, poi la Spagna.
«Sappiamo esaltarci contro le grandi. Avversarie difficili? In un torneo compresso come l’Europeo non esistono gironi facili, come invece può capitare al Mondiale. Qui devi partire subito a mille. Puoi avere un piano A e un piano B. Se non funzionano, sei fuori».

Sia Prandelli che Del Bosque non si fidano della Croazia.
«Sanno che non esistono squadre imbattibili. E la Croazia a fine anno finisce sempre nella top 10 delle nazionali europee. Spagna e Italia però sono fortissime. La Spagna la conosciamo tutti, l’Italia si è rinnovata con innesti di qualità. Sbaglia chi la colloca in seconda fila per la vittoria dell’Europeo. Gli Azzurri non sono una buona squadra, ma una grande squadra».

Cosa la preoccupa di più dell’Italia?
«Il background dei giocatori, se vogliamo chiamarlo così. Tutta gente abituata a competere in un campionato tosto come la Serie A. Forse non sarà il più bello, ma richiede energie fisiche e mentali non comuni. Ti tempra. Chi è abituato a giocare con - e contro - squadre quali Juve, Milan, Lazio, Napoli e Udinese va sempre temuto».

Qualche nome in particolare?
«Tanti, il blocco juventino prima di tutti. Volete un nome? Andrea Pirlo. A 33 anni riesce ancora a fare la differenza ad altissimo livello».

Luka Modric è il vostro Pirlo?
«Confrontando l’importanza dei due giocatori in fase di costruzione del gioco, il paragone ci può stare, nonostante i ruoli siano diversi. Penso che sia un onore per Luka essere paragonato a un giocatore come Pirlo. Ma se invece parliamo di esperienza, il nostro Pirlo è Darijo Srna. Nessuno può vantare il suo bagaglio di partite a livello internazionale, basta pensare a tutta la Champions che si è fatto in questi anni con lo Shakhtar Donetsk».

Avete perso Ivica Olic, in rete contro l’Italia ai Mondiali 2002. Quanto peserà la sua assenza?
«Olic è uno dei nostri veterani, ma in stagione ha giocato poco. Davanti Mandzukic e Jelavic mi offrono tutte le garanzie: danno profondità, svariano e sanno segnare. Va bene così».

Modric, Rakitic, Perisic: la Croazia non difetta in qualità.
«Mi preoccupa di più la condizione fisica. Alcuni uomini non sono reduci da una stagione da titolari, e arrivare in un torneo da tutto e subito come l’Europeo senza un adeguato minutaggio alle spalle è un’arma a doppio taglio».

Sulla panchina croata ha una percentuale di vittorie pari al 70%. Possiamo dire che l’arma in più si chiama Slaven Bilic?
«Non sta a me dirlo. Io cerco di trasmettere alla squadra la mia filosofia. Non partiamo battuti contro nessuno e non scendiamo mai in campo solo per limitare i danni. Mi piace il calcio offensivo, ma dietro voglio una solida base difensiva. Si attacca in 6-7, in fase di non possesso ci si difende in 11».

Dopo i quarti di Euro 2008, dove arriverà la Croazia questa volta?
«Lontano. Se non lo pensassi, sarei rimasto a casa».