"Con la mia danza in India dimentico Tangentopoli"

Ileana Citaristi, figlia dell'ex senatore democristiano, racconta com'è diventata una delle ballerine più famose del Paese. Il suo sogno? Fondare una scuola di danza Odissi a Milano

New Delhi - «Sono venuta qui per studiare la danza Odissi per 12 mesi e ci sono rimasta per 29 anni». È difficile capire se l'India sia stata la vera passione di Ileana Citaristi o solo una semplice fuga da un cognome che è diventato il simbolo dell'era di Tangentopoli. Mentre si trucca prima dello spettacolo organizzato sabato sera dall'Istituto di Cultura Italiano di New Delhi, trova il tempo per sbirciare nel cassetto dei ricordi, ma non c'è traccia della tormentata vicenda del padre Severino Citaristi, il cassiere dell'ex Democrazia Cristiana, famoso per aver battuto il record di avvisi di garanzia dei giudici di Mani pulite. Qui in India nessuno lo conosce e Ileana Citaristi è prima di tutto una delle più rinomate danzatrici di Odissi.

Di strada ne ha fatta tanta da quando nel 1978 rimase folgorata dall'esibizione di Krishna Namboodiri, artista di danza Kathakali, in un teatro della sua Bergamo e decise di partire quasi immediatamente per il Kerala, paradiso tropicale all'estremità meridionale dell'India, per inseguire un sogno che aveva fin da piccola e che era stato ostacolato proprio da suo padre. «Ho cominciato danza classica a otto anni – racconta - ma dopo tre anni i miei genitori decisero che non potevo continuare perché c'erano gli impegni scolastici. Mi iscrissero, invece, ad un corso di pattinaggio artistico. Ma non riuscii a ribellarmi».

Il coraggio arriva a 16 anni. Era il '68 e Ileana si immerge nel movimento femminista, fa esperimenti con le droghe e lunghi viaggi in autostop. E s'innamora delle filosofie orientali che studia a Ca' Foscari a Venezia e anche della mitologia indiana che è alla base dello stile di danza Odissi, quello praticato dalle "devadasis", le sacerdotesse del tempio oltre duemila anni fa nello stato nord orientale dell'Orissa, uno dei più affascinanti dell'India. È nel capoluogo Bhubaneswar che pianta le sue radici dopo una full immersion di ben 6 anni («non sono mai tornata in Italia») sotto la guida del suo "guru" di cui ha anche scritto un libro biografico qualche anno fa.

Lo studio e la pratica della danza Odissi diventa il suo mestiere tanto che nel 1995 apre una scuola, Art Vision, diventata il perno della sua attività artistica che è culminata nel 2006 con la benemerenza del Padmashri, una sorta di "cavalierato" della Repubblica indiana. «È stato il riconoscimento più importante della mia carriera e ne sono fiera, soprattutto perché sono la prima ballerina straniera ad averlo». Quando lo ha saputo si trovava al capezzale del padre: «Sono riuscita a dirglielo in tempo prima che perdesse conoscenza. Pochi giorni dopo il funerale sono ripartita per Delhi per ritirare il premio». Ma poi preferisce cambiare discorso. Ci sono stati tanti lutti nella sua vita. La sorella e il nipotino sono morti in un incidente aereo in Colombia nel 1998 e il suo grande amore, Ernesto, è scomparso prematuramente, una perdita che l'ha segnata per sempre.

Ma non è un destino per le ballerine essere delle single? «In Italia forse sì – dice – ma qui in India molte sono sposate e hanno anche l'appoggio della famiglia». Già l'Italia, la patria dimenticata, dove ci viene solo per ballare «e mai più di tre settimane». Adesso sta preparando uno spettacolo con Carla Fracci al Teatro Nazionale di Roma per maggio.

E poi rivela che uno dei suoi sogni sarebbe di fondare una scuola di danza Odissi a Milano. «C'è una mia ex allieva italiana che potrebbe gestirla. È ora che si apra una scuola perché ci sono tante giovani attirate da questo tipo di danza». E perché non ci potrebbe andare lei? Spalanca un sorriso: «Forse quando sono vecchia». Poi aggiunge, sorniona: «Ma le ballerine non invecchiano mai…».