«La mia donna ideale? Ha pensieri rock ma non sfoggia borchie»

I fondatori del marchio descrivono i loro total look Dal blazer in velluto di seta all'abito lungo da sera

Lucia Serlenga

Il brand Dondup fu fondato diciassette anni fa da Massimo e Manuela, una coppia nella vita e nel lavoro che alla loro linea di jeans diedero il nome di un lama tibetano. Oggi l'azienda di Fossombrone che non ha ancora raggiunto la maggiore età, è una famiglia molto allargata: ai fondatori - Massimo Berloni, presidente onorario e Manuela Mariotti direttore creativo - si sono aggiunti, con il passaggio della maggioranza del capitale a L Catterton, il fondo di private equity controllato dal gruppo del lusso Lvmh, il nuovo presidente Matteo Marzotto e l'amministratore delegato Marco Casoni. «Ma lo spirito e il modo di lavorare sono rimasti gli stessi così come i valori» dice Manuela, fisico da modella, schiva e riservata ma temprata come l'acciaio. Al punto che quando le chiediamo se la coppia funziona tuttora, non esita a dirci: «Io e mio marito abbiamo avuto sempre grandissimi scontri. Non è stato facile lavorare insieme. Ultimamente abbiamo trovato un certo equilibrio». Ottimo, anche perché Dondup ha programmi ambiziosi. «I tre obiettivi che abbiamo messo a punto con gli azionisti sono: comunicare al mercato che Dondup è un fashion brand, aumentarne il respiro internazionale, managerializzare l'azienda» riassume l'amministratore delegato Marco Casoni parlando di un traguardo di fatturato di 90 milioni di euro entro il 2020 - le previsioni di chiusura del 2016 sono di 55 milioni - di corretto posizionamento del marchio nel segmento contemporary, di apertura di nuovi mercati come Inghilterra e Francia ma anche Giappone e Corea e ovviamente Stati Uniti. Intanto l'azienda è già al lavoro sul 2017: entro giugno si prevede di aprire il canale dell'e-commerce e un secondo monomarca, dopo quello di Milano, a Roma. Certo il brand ne ha fatta di strada da quando il suo jeans che rendeva giustizia alla silhouette della donna fece registrare una strage di consensi. Poi arrivarono gli altri protagonisti. «Per esempio la camicia body stretch che stava bene con i pantaloni a vita bassa, il blazer perfetto, il cappotto insomma il total look per una donna dalla personalità sfaccettata. Quella che oggi chiameremmo multitasking» spiega Manuela che dipinge così la personalità della sua consumatrice: portatrice sana di classicità, rock di pensiero e non di borchie, romantica ma anche ribelle nei confronti di qualsiasi forzatura. Una tipa alla quale non far mancare pezzi fashion come l'abito da sera o quello lungo per andare in spiaggia. «La più grande soddisfazione, le chiediamo? Vedere uscire dalla nostra boutique di via della Spiga a Milano le proposte più speciali come per esempio l'insieme di blazer e pantaloni di taglio maschile, tutto in velluto di seta blu, con ricami e punti catenella di gusto puntk-chic, su camicia con ruche: un insieme portabile ma di carattere» dice il direttore creativo che in quanto a punti di riferimento estetici non ha dubbi. Fra le sue icone, inserisce donne capaci di crearsi uno stile personale. Tra queste, Bianca Jagger, straordinariamente forte; Jane Birkin, rock romantica e un po' ribelle; Charlotte Gainsbourg giovane elegante e moderna; e poi Milla Jovovich, Sophia Coppola e Stella Tennant, una signora di grande stile attaccata alla terra, al lavoro, alla famiglia e alla natura. Insomma donne speciali da gratificare con una moda individuale e decisamente fuori dall'ordinario. Come del resto è Manuela, madre di cinque figli, legata alla cultura del territorio ma aperta al dialogo con un futuro da disegnare e realizzare. Un desiderio per i prossimi anni? Ci pensa un po' e poi dichiara: «Che le radici, i contenuti e le virtù della nostra azienda vengano apprezzati nel loro autentico valore, niente di più, niente di meno».