"La mia eterna sfida coi vigili. Ormai sono un perseguitato"

Intervista al comico Gioele Dix: "Accartoccio i verbali e li getto in macchina, così posso calpestarli"

Quando recita il suo monologo, tutti sanno di che cosa parla. Vita da automobilista. Imbottigliato, insultato e tartassato. «In...zzato come una bestia». Gioele Dix e il suo italiano al volante ora sono diventati un libro, il Manuale dell’aumobilista in...zzato, appena pubblicato da Mondadori.

Parliamo di multe?
«Un argomento che mi mette di pessimo umore».

Un tormento?
«Una persecuzione. Io viaggio molto, soprattutto in autostrada. Se fosse qualcosa di allegro, direi che ne ho una collezione. Tutte raccolte da vari vigili e poliziotti d’Italia».

Spende molto?
«La spesa non detraibile più alta in assoluto».

Quantifichiamo?
«Mi rifiuto. Però vorrei un condono: se potessero lasciarmi in pace per un paio d’anni...».

Che multe prende?
«Alcune per infrazioni assurde. Ne ho ricevuta una da Ostia, dicono che non ho rispettato un obbligo di svolta a sinistra. Mi ricordo la strada: quel cartello non è nemmeno chiaro».

Colpa della segnaletica?
«I cartelli ingannano: sono rotti, storti, coperti dalle frasche».

Problemi coi limiti?
«Multe ne ho prese. Ma se quella era velocità... Andavo a 132 all’ora su una strada a tre corsie, in discesa, vuota e di notte. All’improvviso spunta un cartello con il limite di 80».

Altri eccessi?
«Nessuno con un po’ di intelligenza corre più: non ha senso. Al massimo vado a 135 all’ora. Altrimenti coi punti ti uccidono».

È vero che ne ha persi 8?
«Già. Però qualcuno è in bilico: ho fatto ricorso».

Che cosa ha combinato?
«Due eccessi di velocità: uno a 91 all’ora e un altro a 54, con il limite a 30. Roba da carro coi buoi. E una volta non indossavo la cintura».

Come reagisce alla multa?
«La appallottolo e la butto sul marciapiede. Poi mi sento in colpa, la raccolgo e la lancio sul pavimento dell’auto. Così posso calpestarla fino a ridurla in poltiglia. E aspetto che mi rimandino il bollettino a casa: non si sa mai che si ravvedano, io ci spero sempre».

A parcheggi come è messo?
«Un calvario. O uno non vede più gli amici e non lavora più, oppure fa quel che può: parcheggia ovunque. Il divieto in certi casi è il male minore».

Il peggiore?
«Sono un fan del parcheggio di fantasia, l’invenzione di uno spazio che non c’era. Lo pratico soprattutto a Roma: in mezzo a un incrocio, vicino a una palizzata».

Nessuno scrupolo?
«Il bello è che, quando riparti, c’è subito un altro pronto a prendere il tuo posto: l’hai legittimato, sei una specie di pioniere».

E la multa?
«In questi casi vale la pena di pagarla».