«La mia femminilità ha un’anima rock»

Ecco cosa ci ha raccontato Anna Molinari a proposito di moda e di futuro del made in Italy stringendo fra le mani un bouquet di rose bianche e gialle.
Dallo stile romantico al body conscious: svolta importante.
«Da due stagioni ho abbandonato il romanticismo déjà vu per riflettere sull’eleganza di una donna consapevole che si veste in modo speciale. E ho messo a punto, per il prossimo inverno, un concetto di pick&mix, ossia la capacità di combinare secondo il proprio estro e umore, i pezzi favoriti. Quindi mix&match creativi per una donna sensuale ma mai volgare: miniabiti in paillettes argento e bronzo portati sui leggings stretch, stampe grafiche anche in patchwork e frange, accostamenti di cavallino stampato zebra, cashmere tagliato al vivo, chiffon e crêpe hand washed. Giacconi in pelliccia ecologica realizzati in modo sartoriale e colori inusuali, dal grigio antracite al mastice, al gesso e nero».
Come definisce la donna che ha mandato in passerella?
«Moderna con un’attitudine rock. La prima ad aver visto la collezione è stata mia figlia Rossella. L’ha trovata bellissima e dato che è sempre ipercritica, ho pensato che fosse più bella del solito».
Com’è la risposta del mercato?
«Lusinghiera: con la linea Blugirl siamo cresciuti del 50% rispetto all’anno scorso, con la Blumarine di oltre il 30. Siamo molto corteggiati da buyer di Cina, India e Paesi arabi e per stilare gli ordini abbiamo la fila, proprio come accadeva negli anni ’90. Una cosa eccezionale visti i tempi che rende orgoglioso anche mio figlio, bravissimo amministratore».
A cosa fa attenzione quando crea una collezione?
«Cerco di seguire la società e i suoi cambiamenti: oggi le ragazze vogliono abiti perfetti da mattina a sera, cocktail compreso».
Come si esce dalla crisi?
«Non facendoci scoraggiare né da un direttore americano né da un sindaco che dichiara il blocco della circolazione nei giorni delle sfilate, né dai francesi che traggono vantaggio dalle nostre defaillance anche se i migliori stilisti a Parigi sono italiani. Abbiamo la responsabilità di centinaia di dipendenti e di complesse strutture industriali. Abbiamo il dovere di tutelare questo patrimonio».
Come possiamo farlo?
«Con le nostre armi: la bellezza e la cultura. Dobbiamo sfruttare al meglio idee e intelligenza, essere uniti e non farci portar via il nostro primato. Non mi posso lamentare, sono fortunata e da anni godo di un ruolo significativo nella moda. Mi preoccupa la posizione del sistema nel suo insieme. Se non vogliamo dittature, dobbiamo essere consapevoli che l’Italia è e sarà sempre la prima in tutto. Occorre difendere il made in Italy con le unghie e con i denti».