"La mia fortuna ha un nome: Will Smith"

Gabriele Muccino presenta il suo film che, dopo aver avuto grandi
incassi e forti stroncature negli Usa, arriva oggi nelle nostre sale. "È una pellicola difficile, parla di morte e suicidio. Per questo ha
suscitato perplessità"

Roma - Almeno è sincero: «La mia forza reale, oggi a Hollywood, è avere Will Smith, la più grande star del cinema, che mi segue. Una cosa incredibile e che ancora mi stupisce. Gli "Studios" si inchinano davanti a lui». Il sogno americano di Gabriele Muccino si chiama proprio Will Smith, che per la seconda volta, dopo Alla ricerca della felicità, ha fortemente creduto nel 41enne regista romano ad Hollywood, producendo e interpretando Sette anime, da oggi in 600 sale italiane dopo il successo di pubblico, ma non di critica, negli Stati Uniti. Prova a spiegare lo stesso Muccino, che oggi si troverà alle prese con il responso dei colleghi italiani: «La critica americana ha attaccato il film in modo molto violento. Una violenza che mi ha un po' sorpreso perché era quasi sempre incentrata nei confronti di Will Smith. Pensavo che fosse una prerogativa del Vecchio Continente impallinare chiunque avesse successo. Hanno parlato di “film manipolatorio”, che proprio non capisco cosa voglia dire, mentre di Will hanno scritto che fa troppo l'eroe».

Quisquilie in fondo, anche se Muccino ci tiene alle critiche, quando comunque c'è un pubblico che ti segue (Sette anime negli Stati Uniti sta raggiungendo gli 80 milioni di dollari al botteghino) e che si è lasciato travolgere da una delle storie più estreme e radicali proposte da Hollywood negli ultimi anni. Quella del protagonista Ben Thomas (Will Smith), che già nella prima sequenza annuncia il proprio suicidio. Poi lungo tutto il flashback del film lo vediamo divorato da un segreto e dal tentativo di redimersi cambiando la vita di sette estranei, tra cui Emily Posa (Rosario Dawson) di cui s'innamora.

«È un film molto difficile e rivoluzionario per il cinema americano che ha paura delle novità e si chiude nella ripetizione di cose già fatte. Tocca temi cupi. C'è poi un'idea forte del darsi, un tema molto sentito negli Usa ad esempio con le donazioni d'organi, mentre in Italia siamo al minimo storico. Neanche nella morte riusciamo a dare», spiega Muccino, che in America sembra aver trovato la sua migliore dimensione artistica, ora completata dall'attività di produttore. Tra Boston e New York si sono infatti svolte le riprese del film tv Four Single Fathers su quattro papà single, con Alessandro Gassman, Francesco Quinn (figlio di Anthony), Lenny Venito, Joe Urla, diretto da Paolo Monico ma ideato e prodotto da Muccino, che il 15 gennaio sbarcherà su Canale 5 e che, se sarà premiato dagli ascolti, diventerà una vera e propria serie.

Intanto l'infaticabile Gabriele, che per sentirsi vivo dice di dover fare sempre cose nuove («all'epoca delle riprese di Ricordati di me percepivo una specie di morte che mi stava prendendo e per quello sono andato in America»), rimarrà in Italia almeno fino all'estate. Il tempo di finire di scrivere la sceneggiatura di Baciami ancora, seguito di L'ultimo bacio, con gli stessi attori dieci anni dopo, e di vedere la nascita del suo terzo figlio (gli altri due maschi li ha avuti con due donne differenti) che, stando almeno a quanto scrive il settimanale Di Più, avrà dalla compagna Angelica Russo, ex valletta della Domenica sportiva.

Ma la doppia vita tra Stati Uniti e Italia può generare ulteriori sfasamenti e quindi non è ancora certo se il prossimo film di Muccino sarà quello tutto italiano. «In effetti c'è anche l'ipotesi di girarne prima un altro in America, s'intitola What I Know about Love ed è una sorta di Kramer contro Kramer attualizzato». L'unica certezza è che non ci sarà Will Smith nel ruolo del protagonista perché non adatto. Ma Muccino non vola certo più in basso: «Mi piacerebbe avere Leonardo DiCaprio, oppure Brad Pitt o magari Tom Cruise. Non so ancora». Auguri allora.