La mia Genova affonda e non mi stupisce

Genova affonda e non mi stupisce: nella classifica sulla qualità è crollata dal 56esimo al 77esimo posto. Da un anno e mezzo, per la seconda volta, ho dovuto lasciarla. La prima volta fu a metà degli anni ’80. La paralisi della città si sarebbe sbloccata di lì a poco con una serie di interventi fatti attingendo a risorse nazionali: Mondiali del ’90, Colombiane del ’92, G8 del 2001, Genova Città Europea della Cultura 2004. Il Capoluogo ligure non ha saputo capitalizzare tutto questo. E ora la festa sembra finita.
Un anno e mezzo fa Genova ha perso una grande occasione, quella di un cambio politico dopo vent’anni di ininterrotto governo della sinistra. Ha perso la possibilità di rompere con i veti incrociati, con le piccole e grandi clientele. Ed è Genova che ha perso. Non il centrodestra che anzi si è battuto bene. E ha perso pure la sinistra vera che, forse, se le elezioni fossero andate diversamente, avrebbe avuto la possibilità di rinnovarsi, di mandare a casa i suoi funzionari di partito, i suoi burocrati e i suoi cantori. Dopo le elezioni, per un anno, Genova non ha avuto neppure un assessore alla Cultura. Dopo un clamoroso scandalo che ha visto indagati assessori e funzionari, si è passati da nessun assessore alla Cultura a quattro figure più o meno con lo stesso incarico, tra questi Nando Dalla Chiesa e Carlo Freccero. Quel poco che accade, accade nel vuoto pneumatico. Nessuno verrà mai a verificare come i denari pubblici sono stati spesi.
Gli artisti, feriti, scappano. Altri chinano il capo. Il Carlo Felice, il teatro dell'Opera, dopo un anno di vergognoso braccio di ferro tra Sovrintendente, Sindaco e Sindacati è stato finalmente commissariato. Un Teatro che ha perso l’unico marchio che gli dava un segno di distinzione a livello nazionale: i Balletti di Nervi. Tutto questo accade nella città patria della più alta poesia del '900 italiano, pensiamo a Montale a Sbarbaro, a Caproni che, benché di Livorno scelse Genova, altro porto, altra città mercantile, come terra d'elezione. Una città in cui si è rinnovata la canzone d'autore italiana: De André, Fossati.
Tutto questo accade in una città che amo. Inchiodata dalle sue caste di potere ad invecchiare, a morire nella sua noia culturale. La Liguria ha enormi potenzialità turistiche, economiche, culturali, castrate da un centro che non ha mai saputo farla tornare ad essere porta dell'Europa sul Mediterraneo.
La ferrovia è ferma all'800, l’aeroporto è uno scalo secondario, il porto perde un'occasione dopo l'altra ed ha ormai perso la possibilità di riposizionarsi in Europa. Gli intellettuali in tutto questo tacciono. Quelli che da sempre hanno fatto patti con la sinistra, macinano scontento e incassano in attesa di tempi migliori. Gli altri si chiudono in torri d'avorio. Io faccio teatro: il teatro accade qui e ora. Non ci saranno retrospettive a nobilitarmi un giorno.
Per questo combatto ora. Per questo sono sceso in campo a fianco del centrodestra per portare le parole anche di chi a sinistra non aveva la possibilità di parlare. Per questo ora, da un anno e mezzo, non vivo più a Genova. Ci torno appena posso, ma il lavoro, quello vero, quello che dà da mangiare è altrove. Oggi sono a Cracovia, da due mesi vivo qui, lavoro a Poznan, qui, quando scendo in Teatro penso ancora di fare un mestiere che ha un senso per gli altri.
*Regista teatrale