«La mia giornata da bersaglio nel seggio»

Io sottoscritto rappresentante di lista volontario senza paga di Forza Italia mi sono presentato con le credenziali all'apertura del Seggio n. 338 in Corso Firenze, 3 (Scuola Mazzini). Ho trovato una presidente di seggio alta, prestante, con degli occhi sorridenti molto belli. Al mio saluto ha risposto: «È la prima volta che mi capita ma, ormai, le donne fanno le scarpe agli uomini in tutti i campi».
A scrutinio terminato, amareggiato ed offeso, insofferente di vivere in un pseudo regime catto-comunista (io tifo per il cardinale Ruini) con stampa e poteri forti, banche e sindacati tutti opportunisti de una parte, sciolgo all'urna elettorale questo «cantico» che forse servirà.
A tarda mattina di domenica ho lasciato momentaneamente il mio posto di rappresentante di lista nel Seggio 338 e mi sono recato in corridoio per salutare un amico. Abbiamo parlato di spese condominiali, Ici e forse con qualche accenno politico. Un giovane votante di passaggio ha captato una parola ed ha cominciato a dirmi che non potevo fare un comizio. Lo stesso era spalleggiato dalla madre. È stata chiamata seduta stante l'Inclita.
Gli agenti di P.S. gentilissimi, senza arroganza mi hanno invitato ad uscire dal seggio con i miei incartamenti per poi ritornare più sereno. Sono rientrato alle 13 con le migliori intenzioni e con il fermo proposito di non piantar grane. Dopo aver girato il banco verso l'entrata del seggio mi sono seduto con la cartella di «Forza Italia» bene in vista. Entrò un giovane elettore apostrofandomi che non potevo esibire quel simbolo dentro al seggio. Io gli ho gentilmente ricordato che, essendo rappresentante di lista era mio diritto di farlo. Egli mi diede subito del «fascista» ed io gli ho risposto che lui, allora, era un «coglione comunista». È intervenuta la presidente rimbrottandomi che quello non era un linguaggio «politically correct». Io feci presente ai presenti ch il governo- a livello locale e nazionale - non era affidabile. È intervenuta la presidente di seggio perché lo scambio di vedute era troppo pittoresco.. A questo punto via con armi e bagagli a piano terra con «pit stop» di una mezz'oretta e poi ritorno al seggio. La signora presidente di seggio mi informa che, purtroppo, dovrebbe mettere a verbale il fattaccio (scontro verbale ed intervento dei poliziotti). Io allora minaccio di mettere a verbale anche la mia versione dei fatti.
Mentre stavamo parlando prima di chiudere la porte per lo spoglio delle schede elettorali entrò il «grande inquisitore, gran coordinatore dei rappresentanti di lista Ds» il quale mi disse «ex abrupto» che io turbavo la pace del seggio e che mi avrebbe fatto cacciare via. Ma con che autorità -quale rappresentante di lista- può cacciare un pari grado? Finisce lì.
Lo spoglio fila liscio come l'olio senza contestazioni a parte l'ineffabile presidente che mi rimbrotta perché, anziché rivolgermi a lei, interpello, per chiedere un dato nel conteggio dei voti, una scrutinatrice. Debbo però elogiare sinceramente il Presidente, il Segretario, tutti gli scrutatori e la rappresentante di lista dei Ds -gentilissima e cordiale- per l'efficienza e la velocità. Infatti siamo stati tra i primi a consegnare i sacchi con le schede ecc. e a chiudere il seggio. Per finire, mi sia concessa un'invocazione: «Libera nos domine a flagellu terremotu, a peste, fame ed bello …» dal farfugliante Prodi, da Bertinotti, Cossutta, Di liberto, Caruso, Luxuria, Pecoraro Scanio .
(Pensionato in discreta salute, che si permette di andare controcorrente)