«La mia Juve non ha fatto piaceri a Moratti»

nostro inviato a Torino

Presidente Cobolli Gigli, la Juventus ritrova il Milan nel trofeo Luigi Berlusconi, «il miglior nemico» diventato nel frattempo nemico e basta. Cosa è successo tra voi?
«Io conosco Galliani e il mondo Fininvest da oltre dieci anni, dai giorni vissuti in Mondadori dopo la partenza di Tatò. Al mio insediamento nella Juve, ho ricevuto da Adriano una simpaticissima telefonata di benvenuto ma poi ci siamo concentrati sui nostri rispettivi problemi. Due mesi fa abbiamo ripreso a discutere di calcio e lo abbiamo fatto in un clima di buona armonia».
È finito il gelo ma non è ancora tornato il sole...
«Tra Juventus e Milan esiste l’obbligo ad andare d’accordo: due grandi società, due grandi marchi, le affinità sono evidenti. Per il Milan ci sono stima e rispetto, i rapporti politici non potranno più essere quelli di prima».
Non sarà che la Juventus ha mal digerito la Champions disputata dal Milan?
«Quando sentirà sostenere che “gli altri non hanno pagato”, per quel che mi riguarda, l’obiettivo non è il Milan. Ricordo a tutti che l’avvocato Zaccone chiese di patteggiare dopo che il procuratore Palazzi aveva chiesto la serie B per Fiorentina, Lazio e Milan e per noi la serie C generica, non specificò se C1 o C2. Da quel giorno in avanti ci siamo sentiti pesantemente discriminati».
È vero che lei applaudì allo scudetto dell’Inter nella riunione di Lega di metà dicembre?
«Il fatto non esiste. Non sapevo della premiazione, ho partecipato ai lavori dell’assemblea e alla fine mi sono allontanato per andare in toilette. Al mio ritorno in sala, Matarrese mi ha chiamato al tavolo per consegnarmi un piccolo lingotto. Io sono per demitizzare i problemi ma l’applauso all’Inter sarebbe stato fuori luogo».
Una parte del tifo bianconero le rimprovera di aver rinforzato l’odiata Inter: come si difende?
«Noi dovevamo far fronte a un bilancio appesantito dalla riduzione drastica dei ricavi e da contratti onerosi. Abbiamo adottato la strategia dei blocchi cedendo Thuram e Zambrotta al Barcellona, Emerson e Cannavaro al Real Madrid: non volevamo passare cartucce ai nostri rivali interni. Ibrahimovic ha rovinato il piano».
In che senso?
«Abbiamo fatto di tutto per tenerlo. A Pinzolo abbiamo utilizzato come diplomatico anche Nedved: non c’è stato niente da fare. A quel punto la scelta è diventata obbligata: trasferimento al miglior offerente. Ho avuto il terrore che da quella porta forzata potesse scivolare via anche qualche altro campione. Per fortuna siamo riusciti a tenere Del Piero e Nedved, Trezeguet e Zebina e a valorizzare il tesoro sconosciuto del vivaio bianconero. Vorrei essere giudicato anche per questa fase del calcio-mercato».
Se la passa male con i tifosi della Juve?
«Lo dico chiaro: la nuova Juve non ha alcuna intenzione di risultare simpatica. Vuole tornare subito a vincere e in modo trasparente, rispettando un codice etico. L’esercito dei nostri tifosi si divide in due grandi blocchi: i più maturi coltivano tormenti e rancori per i troppi sacrifici imposti alla squadra dallo scandalo, i più giovani invece approvano la nostra politica. Anch’io mi sono consumato nel rancore ma l’esperienza drammatica delle ultime settimane mi ha insegnato che gli scudetti si possono recuperare, la vita di due nostri ragazzi non più. Purtroppo. Guardi la foto di Alessio, me l’ha data il papà».
Che effetto le fanno gli insulti di Bologna?
«Su questo punto il calcio italiano rischia il corto-circuito. Se non riusciremo a seminare rispetto, sarà la fine o quasi. I veleni torneranno indietro come un boomerang. Ho letto delle dichiarazioni di Ulivieri da brividi. Gli arbitri sbagliano, sbagliano troppo è vero, ma sbagliano in buona fede sia quando danneggiano la Juve, sia quando la favoriscono».
A proposito di arbitri, come giudica l’arrivo di Collina?
«Se me lo chiede come tifoso della Juve, le rispondo che ho ancora negli occhi l’istantanea di Perugia, Collina con l’ombrello aperto e quello scudetto volato via. Il Collina allenatore degli arbitri invece mi sta bene. Comincia a far scuola e l’esempio di un numero uno da didattico e creativo può avviare un processo di maturazione e di sicurezza indispensabile».
Nel duello tra Matarrese e Pancalli, con chi si schiera?
«La federcalcio deve darsi presto una governance e nel frattempo deve assicurare maggiore dignità alla Lega di Milano».
Dopo Galliani, anche l’Inter si preoccupa per il futuro in Champions league: lei non teme il declino a livello europeo?
«Sono pronto a collaborare in Lega per trovare un più giusto equilibrio sulla divisione dei diritti tv dopo il 2010 ma non sono disposto a infliggere martellate alla Juventus. Specie se mi accorgo che Real Madrid, Barcellona e Manchester stanno scavando un solco rispetto ai competitori italiani grazie a privilegi economici e fiscali. Da juventino tra l’altro ho un gigantesco rimpianto: lo squadrone dello scorso anno guidato da Capello non è riuscito ad andare oltre i quarti di finale in Champions league».
In serie B come vanno i conti?
«Le passo un dato: il fatturato di tutta la serie B equivale a quello guadagnato dalla Juve l’anno prima. È il sintomo evidente del malessere. Bisogna far dimagrire il campionato, passare da 22 a 18 squadre e trasformarlo nella vetrina del vivaio della serie A».
Buffon vuole garanzie sul prossimo mercato: le avrà?
«Entro gennaio prepareremo il nuovo piano industriale e lo discuteremo proprio con loro, i campioni del cuore Juve. Leggo di 6 acquisti, forse ne bastano 3. Con una forte coesione di squadra, si potranno battere anche squadre superdotate. E non alludo a nessuno in particolare».