La mia mafia che non ha alcun potere

Caro Giornale,
Perdona questo mio essere invasivo, giusto in giornate d’agosto, ma ho da fare un’obiezione affettuosa a Filippo Facci che, giusto ieri, a proposito dei miei divertimenti estivi – le polemiche con i mammasantissima della letteratura e quelle con un odiatore del Sole24ore – mi ha dato del mafioso nonché autore di libri illeggibili. Vedrò di farmi leggere almeno su queste poche righe. E dunque: la Mafia che avrei fatto con Francesco Merlo de La Repubblica, solo perché è di Catania, e con Peppino Sottile de Il Foglio (che è di Gangi, la vera Lourdes della Mafia, un vero peccato che Facci non l’abbia ricordato) è però una Mafia senza potere. Non coltiviamo un dogma comune. La pensiamo tra di noi in modo diverso, opposto e contrapposto. Non abbiamo giornali, né potentati, né facoltà di anatema su chicchessia. Altrimenti, dall’alto di una lussuosa rocca, saremmo tutti dei Riotta, siciliani da cosca vincente e finti avversari compiacenti del Cav., il presidente Silvio Berlusconi. Ecco, forse facciamo circolo, in amicizia, magari ce la spassiamo, ma siamo tre singoli tre: non so se tre briganti o tre somari (loro due però no, sono maestri di scrittura perché dal giornalismo deriva la potente scrittura letteraria, altro che Ammanniti, altro che Scarpa, altro che Mazzucco e tutto quel che segue di narrativa lassativa). E però, certo, una cosa: personalmente sarei proprio felice di far cosca con Facci. Sempre senza potere. Salutamelo. Baci.