«Mia mamma è di sinistra Ma non conosce il nome di Franceschini»

Caro direttore,
ci siamo visti a San Siro in occasione di Milan-Torino, le ho stretto la mano e le ho chiesto se era lì per il beneamato Toro. Mi faccia dire che è davvero alla mano, come si conviene a un personaggio che non ha bisogno di darsi delle arie, perché vale veramente. Ho 43 anni e sono – come sostengo scherzando (ma non troppo)- un bancario per necessità ma soprattutto un «politologo»... cioè uno studioso della politica e dell’economia (in effetti sono laureato con lode in scienze politiche) nonchè accanito lettore di libri e quotidiani tra i quali non è mai mancato il Giornale dai tempi di Montanelli, passando per Feltri e Belpietro: non vi ho mai abbandonato, siete la mia «droga» quotidiana (ma lei lo sa che se fossero tutti come me in Italia il Giornale venderebbe 1.000.000 di copie?). Volevo solo dirle che le battaglie del Giornale sono sacrosante e di continuare così; abbiamo bisogno della nostra dose quotidiana di verità e buon senso, in mezzo a questa informazione «politically correct» e quasi tutta schierata dalla stessa parte. Le voglio raccontare comunque un aneddoto che le confermerà che i sondaggi che danno il Pd in caduta libera non sbagliano: la mia adorata mamma, antiberlusconiana di ferro e vecchia comunista, con cui ho sempre discusso amabilmente di politica (fino a scannarci visto che io sono invece un sostenitore del Pdl), l’altro giorno chiamava l’attuale leader del Pd «Franceschielli». Non c’è altro da aggiungere sulla crisi della sinistra.
- Milano

La sua lettera è molto gentile, ma mi ha ricordato una partita infelice e una serata tristissima. Il mio amato Toro ne ha beccati cinque dal Milan, con quel diavolo di Pippo Inzaghi scatenato come un cerbiatto in calore. Ricordo che volevo restare lì fino all’ultimo minuto, perché ero con mio figlio e a mio figlio insegno che anche i momenti più difficili si affrontano a testa alta, senza scappare: ma le giuro che è stata davvero dura. E purtroppo le sofferenze per noi granata continuano, come lei sa, perché dopo il pareggio in casa con il Bologna, ci aspettano due partite in trasferta (domenica a Napoli, l’ultima a Roma) per nulla facili, inframmezzate da quella con il Genoa. A proposito di Genoa: un’umiliazione simile a quella di San Siro l’avevo già avuta a inizio gennaio, a Marassi. 3-0, squadra inqualificabile. Tanto freddo, nemmeno un po’ d’orgoglio. Evidentemente quest’anno è così. Continuo a pensare che Camolese sia un ottimo allenatore e che abbia dato, seppur in extremis, un po’ di grinta e d’amor proprio a questa squadra slabbrata e sofferente, ma è arrivato tardi (presidente Cairo, perché dopo De Biasi ha ripreso Novellino?) Ricordo che era dicembre, Torino-Fiorentina, 1-4, altra umiliazione (ma quante ne abbiamo subite quest’anno?), io allo stadio ero seduto vicino a lei, presidente, capivo che per De Biasi quella sarebbe stata l’ultima partita e le dissi: «Ma perché Novellino?». Mi guardò, non mi rispose. Mi scusi, caro lettore, se mi sono dilungato a parlare del Toro, ma sa: con tutto quello che abbiamo patito in questi mesi, ogni tanto sento l’esigenza di sfogarmi... E comunque grazie per i complimenti. Mi fa piacere essere considerato «alla mano». Ma come dovrei essere? E mi raccomando: continui a comprare il Giornale e a seguirci. Che cosa dice? Che è finito lo spazio e che non ho parlato di Franceschini? Ha ragione: avrei dovuto parlare di Franceschini. Avrei dovuto. Ma poi mi sono chiesto: Franceschini chi? Il difensore del Toro?