La mia missione impossibile

Egregio direttore, vorrei tentare una missione impossibile: riusciremo a tenere fuori dalla rissa continua che affligge la nostra politica - e che il Suo giornale non trascura di alimentare, facendo il suo mestiere - almeno alcuni obiettivi che possono essere condivisi da tutti gli schieramenti? C'è una questione di cui mi occupo da circa un anno e che sin dall'inizio mi sono impegnato a tenere accuratamente fuori dai conflitti di parte: la preparazione dell'appuntamento del 2011, il 150° dell'Unità d’Italia. Non intendiamo spendere quattrini «alla rinfusa», come ha scritto il Giornale; non intendiamo sprecare denaro pubblico. Al contrario: per celebrare il compleanno della Nazione possiamo realizzare infrastrutture utili e convocare appuntamenti di natura culturale e civile di rilievo, e con larga condivisione.

I lettori ricorderanno i due precedenti appuntamenti nazionali: il 1911, Cinquantenario celebrato essenzialmente in Roma Capitale (con la costruzione di rilevanti opere quali il Vittoriano, il Palazzo delle Esposizioni, il Palazzo di Giustizia, la Galleria Nazionale d'arte Moderna, due ponti sul Tevere), il Centenario del 1961, imperniato specialmente sulla Torino Capitale sabauda ma anche dell'industrializzazione e del nascente «boom» economico.
Il progetto per il 2011 ha tre caratteri: la diffusione degli interventi nell'intero Paese, con un impegno finanziario contenuto e ben ripartito tra lo Stato e il sistema territoriale (Regioni, Comuni, Province, altri soggetti). La realizzazione di opere significative - nel campo culturale, scientifico, ambientale, infrastrutturale - che non siano «grandi opere» (non vi sarebbe il tempo per realizzarle), né una pioggerella di microinterventi sparpagliati.

Trasparenza massima delle decisioni e delle procedure, con l'impegno a terminare le opere a fine 2010 e di affiancare alle realizzazioni un programma di appuntamenti culturali e civili con il monitoraggio di un Comitato di personalità bipartisan, presieduto da Carlo Azeglio Ciampi, che fu il primo a richiedere a Governo e Parlamento un impegno alto per celebrare il 150°. Potrei dedicare un lungo spazio alla smentita di diverse notizie sbagliate contenute nell'articolo pubblicato dal Suo giornale lo scorso 14 gennaio («Milioni alla rinfusa: i 150 anni del Paese celebrati all'italiana»); ma, fedele alla «missione impossibile» che ho annunciato all'inizio, eviterò polemiche.

Il completamento del Parco del Ponente Ligure non è affatto una sciocchezza, come non lo sono i tre Parchi Doria Spina di Torino, o l'Auditorium di Isernia in Molise, cui ho visto dedicate delle ironie. Ingiustificate: non solo perché si tratta di progetti scelti dagli enti di quei territori - amministrazioni sia di centrosinistra che di centrodestra - ma perché si tratta di interventi positivi. Non meno del Palazzo del Cinema e dei Congressi di Venezia (atteso da mezzo secolo), della riqualificazione del Museo Archeologico di Reggio Calabria (quello dei Bronzi di Riace), degli edifici dell'Aeroporto Sant’Egidio (determinanti per il turismo culturale di Perugia, di Assisi e dell'Umbria) del nuovo Auditorium di Firenze (che il Maggio fiorentino reclama da una vita), del Centro per la Scienza e le Tecnologie di Roma (a ridosso del MAXXI di Zaha Hadid e dell'Auditorium di Piano). Così dovrà essere per i prossimi interventi, dal Museo della Fotografia di Milano al nuovo Parco urbano nel cuore di Caserta, per citarne solo due.

Ci potranno essere motivi di critica: saranno ascoltati con attenzione. Dobbiamo darci, però, rispetto e non sfiducia preventiva: chi scrive ha avuto la gravosa responsabilità di preparare gli interventi per il Giubileo del 2000 e l'organizzazione per la parte civile delle centinaia di eventi che si svolsero in quell'Anno Santo. Una riuscita che anche i più severi critici hanno riconosciuto: neppure un contenzioso giudiziario, amministrativo o contabile; un utilizzo trasparente delle risorse per opere utili ed avvenimenti importanti per l'intera società italiana. Vediamo se l'appuntamento del «compleanno della Patria» possa essere condiviso da tutti come occasione di una riflessione sulla Storia e di coinvolgimento delle giovani generazioni attraverso un dialogo aggiornato, libero, creativo sull'identità di un Paese grande e difficile come il nostro.

Francesco Rutelli
*Vicepresidente del Consiglio dei ministri