«Mia moglie adesso avrà giustizia»

Vengono da Pisa i due periti che dovranno stabilire, attraverso nuovi accertamenti, di quale malattia soffriva Adriana Ricciardo, la donna morta sette anni fa a soli 34 anni: una fibrosi polmonare come sostengono i medici che l'hanno curata all'ospedale San Martino, o un'infezione batterica, come invece afferma il marito della donna, Giuseppe. Che dopo anni di studi e ricerche sui testi di medicina (lui che è arrivato fino alla quinta elementare) è riuscito nell'impresa di far riaprire il caso, archiviato nel 2004 dal tribunale di Genova con l'assoluzione dall'accusa di omicidio colposo dei cinque medici indagati. In seguito alle denunce presentate dall'uomo, il 31 ottobre scorso la procura di Genova ha disposto la riapertura dell'inchiesta affidando il fascicolo al giudice Cristina Camaiori. Ieri al decimo piano di palazzo di Giustizia, davanti al g.i.p. Adriana Petri hanno prestato giuramento i due periti Carlo Marini del C.n.r di Pisa e Marco Di Palo dell'istituto legale di Pisa, incaricati di valutare l'iter diagnostico - terapeutico che è stato seguito nel caso della donna. Verranno riesaminati i ricoveri ai quali è stata sottoposta Adriana e i farmaci che le sono stati prescritti. Quattro dei cinque medici indagati sono difesi dall'avvocato Luca Ciurlo, mentre il professor Rossi dell'ospedale di Pavia, (dove Adriana era stata trasferita in attesa di trapianto polmonare), è difeso dall'avvocato Salvatore Picci. Giuseppe Ricciardo è assistito dal legale Giuseppe Maria Gallo.