«La mia notte al Carlo Felice»

Il tour mondiale di Ludovico Einaudi, in cui presenta «Nightbook»», il nuovo album, farà tappa al Teatro Carlo Felice venerdì sera. Un cd che testimonia il talento artistico del compositore milanese e lo conferma come uno dei più importanti esponenti del pianismo contemporaneo.
Come descriveresti il tuo nuovo album?
«Un paesaggio notturno. Un giardino rischiarato dalla luce della notte. Nel cielo scuro, qualche stella, le ombre degli alberi intorno. Alle mie spalle una finestra illuminata. Quello che vedo è familiare e al tempo stesso sconosciuto. È come in un sogno, tutto può succedere».
Descrivi Nightbook come il punto di passaggio tra la luce e il buio, tra il noto e l'ignoto; la notte è una chiave?
«Si, che permette di entrare negli universi del desiderio, del sogno, del mistero. Nightbook è un percorso, ogni brano è il capitolo di una storia, la sfaccettatura di un prisma, uno sguardo possibile sulle esperienze che appartengono al lato più onirico, più interno di noi stessi. La musica apre delle porte su mondi nascosti. Ascoltandola, ognuno può riuscire a entrare in contatto con le proprie emozioni profonde».
La composizione dell'album ha seguito le tappe dei tour in tutto il mondo, durante cui hai riempito taccuini di pensieri e suggestioni. Cosa ha ispirato le atmosfere di Nightbook?
«Nel 2006 ho suonato a Milano all'Hangar Bicocca circondato da I Sette Palazzi Celesti di Anselm Kiefer: Quello spazio sterminato, in cui il pianoforte sembrava perdersi, l'incombenza delle torri, mi hanno spinto a lavorare su forme musicali diverse e tonalità più misteriose».
Ludovico Einaudi, esprime la sua libertà espressiva nella scelta di composizioni dalla struttura più aperta, in sonorità originali ottenute da un vero e proprio incontro del pianoforte con archi e percussioni, e da un uso dell'elettronica che - in pezzi come In Principio e The Crane Dance - amplifica il suono del pianoforte proiettandolo, come un'ombra, in tutte le direzioni. Brani come Rêverie e Indaco, con la sua esplosione finale degli archi, sono invece pervasi dall'aura circolare, ipnotica e struggente, che ha reso inconfondibile la musica di Einaudi.
Nightbook apre una finestra sull'interno, e sulla possibilità di entrare in contatto con quegli aspetti profondi della realtà che rimandano a una dimensione mitica, potremmo dire originaria.
«Per esempio, un pezzo come “Eros”» racconta Einaudi, «è quasi come un rito pagano che, in un crescendo, racconta il raggiungimento di un'estasi».