«La mia pensione in pasto ai 120 gatti del quartiere»

In casa della signora Albertina la sveglia suona alle sei. Lei e il marito Giuseppe scostano dalle lenzuola i gatti che dormono con loro nel lettone, si alzano, fanno una colazione veloce e via, salgono sulla Panda nera scassata per cominciare il loro giro speciale. Un giro che da quindici anni si ripete ogni mattina con un obiettivo preciso: dar da mangiare a tutti i gatti del circondario. Da via Ciriè per tutte le strade di Niguarda e Greco, in tutto circa 120 randagi
«Mannaggia a me! - scherza Albertina -, questa passione per i gatti mi ha rovinata». E in effetti questa scelta ha cambiato radicalmente la vita dei coniugi Di Mascio. «Sono piena di debiti - ammette la gattara - quando ho cominciato non badavo a spese, ora invece sono costretta a pagare il loro cibo a rate a una ditta specializzata che con un camion mi porta il rifornimento». Fatti quattro conti, ogni dieci giorni la signora spende 400 euro in scatolette, a queste però, deve aggiungere latte e croccantini «perché - rivela - io i miei gatti li tratto bene!». Ogni mese quindi, la spesa per i felini si aggira intorno ai 1.500 euro, poco meno della pensione sua e del marito. «Per fortuna viviamo in una casa popolare del Comune, altrimenti non avremmo mai potuto fare questa vita». In tutto 40 metri quadrati circa che Albertina e Giuseppe condividono con una ventina di gatti e una voliera piena di canarini.
«Mamma sei matta», le rimproverano in famiglia. E pensare che tutto è nato per caso, quando una dei suoi figli prima di partire per le vacanze le ha chiesto di occuparsi dei suoi gattini sotto casa. «In passato avevo avuto solo tre cani - racconta - ma quando ho cominciato ad accudire quei randagi ne ho trovati altri abbandonati e non sono più riuscita a smettere». Poi i vicini hanno iniziato a segnalarle altri casi e la sua fama di gattara si è diffusa velocemente nella zona. Quando sono iniziate le difficoltà economiche, la loro vita è cambiata. «Ora io e mio marito mangiamo pane, tonno, pomodoro e anguria - spiega Albertina - tutti gli altri soldi gli spendiamo per sfamare gli animali». Ogni tanto un piccolo lusso: carne in scatola. «Tanto - racconta la gattara, un velo ironico nella voce - con i nostri denti non riusciremmo a mangiare una bistecca». Di vestiti non ne compra più da un pezzo: «Ogni tanto trovo qualche abito nuovo nei bidoni per la raccolta e li prendo. Non c’è nulla di cui vergognarsi». Albertina non rinuncerebbe mai alla sua vita, anche perché «altrimenti me ne starei sempre in casa - scherza - e invece faccio un sacco di movimento e il mio colesterolo è perfetto».
Non c’è modo di farle cambiare idea, Albertina chiede solo una mano per aiutare i «suoi» animali. Qualcuno che la mattina l’accompagni nel suo giro speciale, a bordo della Panda scassata carica di 60 scatolette, due litri di latte, scorte di acqua e tre chili di croccantini.