«La mia politica? Impegno e passione»

Ha risposto sì, subito, a chi le chiedeva di partecipare, di portare un contributo, di mettersi in lista. Ma «più che mettersi in lista, io direi: mettersi in gioco» precisa, con buona dose di autoironia, Monica Magnani, candidata di Forza Italia alla Camera. In questo senso, Monica ha voluto raccogliere il testimone del padre, Rinaldo, l’ultimo «Doge» di Genova, scomparso di recente, accettando di «correre» con la consapevolezza di «non poter dire di no», ma anche con la convinzione che Forza Italia e la Casa delle libertà propongono programmi efficaci e coerenti per lo sviluppo della Liguria e del Paese. Proprio per quello che si è già visto nei cinque anni precedenti di governo.
La sinistra dice che non ci sono stati risultati concreti.
«Falso. La realtà è che l’Italia era troppo indietro perché in poco tempo si potesse cambiare tutto e bene. Ma è anche vero che sono stati fatti passi da gigante, si sono avviati processi virtuosi in campo economico e sociale».
Dicono anche: i giovani sono rimasti al palo.
«Falso anche questo: contrariamente a quanto sostiene la propaganda interessata dell’Unione, si è data una forte prospettiva ai giovani, partendo dalla scuola. Fino a pochi anni fa, quanti erano i ragazzi che conoscevano l’inglese, che utilizzavano internet?».
Resta molto da fare.
«Indubbiamente. Ma i progetti della sinistra non sono per niente efficaci. Basta vedere cosa propone la coalizione di Prodi su fisco, famiglia, occupazione, infrastrutture. E poi, è inconcepibile l’idea di toccare la proprietà privata, anzi di espropriare».
La spacciano per giustizia distributiva.
«E invece si tratta di ingiustizia pura, fuori luogo. Non si può essere a favore dell’abolizione di un patrimonio ottenuto onestamente, frutto di tanti sacrifici personali».
Abbiamo davanti obiettivi strategici.
«Dobbiamo batterci per affermare l’esigenza di infrastrutture stradali e ferroviarie, e di soluzioni adeguate in campo energetico (ad esempio, il ritorno al nucleare così bene interpretato, in questi mesi, dal ministro Scajola). Ma tutto questo non sarebbe sufficiente, per lo sviluppo del Paese, se non fosse corroborato da un forte senso etico, da valori morali condivisi. Non si va avanti tollerando l’uso della droga, la violenza. E inoltre ci vuole anche qualcos’altro».
Pareva abbastanza.
«No. Ci vuole la passione. Per la politica, certo, e per tutto il resto. Senza l’entusiasmo non si va avanti. La sinistra, invece, è così triste...».