«La mia seconda vita? Vedo anche Brad e Angelina»

Roma«È il mio momento. Sto bene, sono felice e sto meglio adesso di quando avevo vent’anni. C’è un romanzo di Bernard Malamud, dove si legge una cosa molto importante: noi tutti viviamo due vite. Una, in cui impariamo, e una in cui iniziamo a vivere davvero. Ecco, io sto vivendo quella seconda vita», dice Jennifer Aniston. Mentre l’attrice promuove Io & Marley (dal 3 aprile nelle sale, con Owen Wilson), divertente commedia cinofila, dove l’amicona di Friends, serie tv alla sua decima edizione, balla avvinghiata al labrador di famiglia, si dissolve il fantasma di Brad Pitt. A quarant’anni appena compiuti, con una copertina hot sul mensile Usa GQ (nuda, con cravatta a righe rossoblù, nei colori della bandiera americana, a spartire i seni) e un ragazzo più giovane al fianco (John Mayer, cantante rock con nove anni di meno), Jen risale la china. Non solo batte al botteghino Brad Pitt, che la mollò per Angelina Jolie, facendole fare la figura della prugna secca, incapace di procreare (e adesso Brad piange: lavora come uno schiavo per mantenere figli a grappolo), ma si riposiziona come solida star, anche produttrice d’un film tutto suo. Da pratica figlia dei tempi di crisi, la Anastasakis (questo il vero cognome greco) sa attendere: ha aspettato che tornasse il sereno con la madre, l’ex-modella Nancy Dow, che su di lei scrisse, ferendola, un libro pieno di dettagli pruriginosi (Mother and Daughter to Friends). Ed ha atteso la rivalsa al box-office (140 milioni di dollari incassati), non più sola come un cane, quando i media comparavano le labbra carnose della Jolie con le sue labbruzze, ma insieme a un cane, Marley. Che sa recitare, non si droga, né sciopera (come molti attori di Hollywood). Coda di cavallo, naso rifatto e allegro disincanto, Jennifer è di nuovo in sella. «Che relazione ho col mio ex e con la Jolie? Un mezzo triangolo delle Bermuda», scherza lei, dopo un diplomatico weekend con i Brangelina.
Cara Jennifer, è stato bello lavorare con un cane?
«Meraviglioso! Sul set di Miami, tra il sole, la spiaggia e un cast formidabile, non mi pareva d’essere al lavoro. È stata una sfida. Trovo più difficile lavorare con i bambini: piangono quando dovrebbero ridere».
Non è che Hollywood recluta gli animali, perché costano meno degli attori, in tempo di crisi?
«Oh, gosh! La crisi ci tocca, in termini di salari. E ai festival, noto un mercato debole: andare al cinema costa, tra biglietto, baby-sitter, parcheggio, pop-corn... Ne deve valere la pena e, in genere, i film con gli animali tirano. Avere un cast di animali significa rilassarsi, far rilassare. Magari, qualche volta il cane mi saltava addosso...».
Si riconosce nel suo personaggio di moglie e madre, pronta al sacrificio, per il bene della famiglia?
«Il mio film s’ispira a una storia vera (da Io & Marley di John Grogan, Sperling&Kupfer), donne capaci di fare scelte difficili esistono. Dal mio punto di vista, c’è più roba inventata in Desperate Housewives che non nella famiglia Grogan. La mia Jenny cerca di dividersi tra lavoro e famiglia. Non riuscendoci, sceglie il valore inestimabile dei sentimenti. Sceglie di creare una vera famiglia e di stare nella famiglia».
Il mestiere di attrice, emotivamente, la appaga?
«A volte mi osservo da fuori e mi chiedo: ma che cosa faccio, io, per vivere? Sembra sciocco, ciò che faccio. Ma, se rifletto, io racconto storie, per dare qualcosa al pubblico. Sono fortunata a svolgere un lavoro che amo e che paga».
Produrrà «Goree Girls», film ispirato alla storia vera di un gruppo di recluse nella prigione texana di Goree, negli anni Trenta. Di che si tratta?
«È una storia molto bella, tratta da un articolo del Texas Monthly: negli anni Trenta, quando le prigioni maschili erano separate da quelle femminili, c’era un governatore sensibile all’arte. Se i detenuti, esibendosi, lo commuovevano, concedeva loro la libertà vigilata. Un gruppo di detenute decise a metter su una band, tipo le Dixie Chicks. Ebbero il successo e la libertà vigilata. Ma rimase loro incollata l’etichetta di ex-carcerate e, una volta uscite, dovettero cambiare identità».