«La mia vita adesso è in pericolo ma non mi arrenderò a Chavez»

Marcel Granier non si arrende. Chavez ha chiuso la sua Radio Caracas, la principale tv venezuelana, 53 anni di vita, 44% di audience, 3.000 dipendenti, 5.000 collaboratori, scatenando la rivolta di piazza. Ma per lui non è finita qui.
«Confido sempre nei giudici. Spero che respingano le decisioni di Chavez perché sono anticostituzionali».
E lo faranno?
«Chavez ha violato diritti umani e garanzie costituzionali. E questi non cadono in prescrizione».
Ma lei crede veramente nell’indipendenza dei giudici?
«Su 6mila sentenze solo sei sono state contro il governo. Una speranza in fondo c’è...»
Non era meglio provare a trattare con il governo?
«Se si fosse trattato solo di beni materiali sì. Ma qui ci sono in gioco principi fondamentali e diritti umani. Non si possono negoziare».
Altre tv lo hanno fatto...
«Vuol dire che hanno principi diversi dai nostri».
Anche la perdita economica è grave.
«Recupereremo. Se uno crede in ciò che fa e lo fa con passione prima o poi avrà giustizia. Poi ci sono sempre i tribunali internazionali»
E se non succederà?
«Rctv continuerà a vivere nel cuore dei venezuelani».
Vi sentite responsabili di questo clima di guerra?
«Semmai Chavez. Purtroppo non ha mai accettato di essere il presidente di tutti».
Vi accusa di complicità con i golpisti nel 2002?
«Non ha le prove perché le prove non ci sono. Il governo è stato il primo a sabotare la commissione d’inchiesta su quei fatti».
Lei però ha detto che Chavez è un politico di talento.
«E ne sono ancora convinto. Se il mondo lo vede ancora come un leader democratico e non come un uomo ossessionato dalla volontà megalomane di instaurare una dittatura vuol dire che è stato bravissimo a farsi passare per quello che non è».
Cioè per un dittatore?
«Di fatto siamo in una dittatura. A meno che non faccia dietrofront».
Ha mai invitato Chavez in tv?
«Durante la campagna elettorale. Ma lui non è mai voluto venire».
E le altre tv?
«Non c’è bisogno. Le tv pubbliche pensano solo a fare propaganda per Chavez. E a insultare chi non la pensa come lui».
Ma i «chavisti» come la pensano?
«L’80 per cento del Paese è contro la chiusura di Rctv. E molti di questi sono chavisti».
Perché non lo dicono pubblicamente?
«Se lo facessero sarebbero insultati e espulsi. È già successo nell’esercito e nei poteri pubblici».
E gli intellettuali «chavisti»?
«Perché ce ne sono? Io non ne conosco...»
Teme per se stesso?
«Ho già ricevuto qualche segnale».
Del tipo...
«Minacce personali, fisiche e legali. Qualcosa prima o poi mi aspetto».
Non ha mai pensato di lasciare il Paese?
«Questo e il mio Paese. Io non ne ho un altro».
(ha collaborato
Alessandra Lotti)