La mia vita in bilico tra mondi lontani

Il tutto comincia dalla preparazione della valigia. Infili bikini, gonne e top nella borsa senza farti troppe domande, salvo poi dilungarti in discussioni di due ore con tua madre che ti ricorda che state andando ad Alessandria d'Egitto, non a Milano Marittima. Uguale, fai uno sforzo. Adèguati, non vorrai essere rapita o peggio giudicata male. Cosa che ti risulta ancora più assordantemente chiara quando atterri e vieni investita da un'ondata di afa e odori forti, speziati e disperatamente orientali. All'aeroporto tutti i facchini ti guardano e allora inizi a dare mentalmente ragione a tua madre. In autobus una vecchina ti tira persino giù la maglietta perché ti si vedeva un millimetro di schiena.

Ad arrivare in Egitto non ci hai messo che poche ore ma a calarti nella mentalità egiziana ci metterai un secolo. E così, ogni anno, rimarrai sconvolta dai sistemi obsoleti, primitivi e odiosi per controllare le borse (niente metal detector, ma un burbero che apre la valigia e incomincia a mettere sottosopra tutto quello che tu ci hai faticosamente stipato), dalle file interminabili per il controllo passaporti, dal caos che aleggia ovunque e dal degrado generale dell'aeroporto. Esci e decine di facchini ti circondano, liberarsene è un'impresa. Se scendi di casa da sola, per qualche strano motivo, inizierai a essere seguita da uno o più ragazzi che cercano di rimorchiarti, attratti dal tuo abbigliamento moderno e poi ancor di più dallo scoprire che vivi all'estero (uguale ragazza di facili costumi, l'equivalenza sembra loro infallibile). Osservi tutto con una lente filtrata, con le critiche altezzose e supponenti da occidentale, ma con il coinvolgimento emotivo e l’indignazione di un’araba.Poi incontri amiche e parenti ed è tutto un chiacchierare di fidanzamenti, matrimoni e lune di miele. Perché «ovviamente ti sposerai con un egiziano, no?», ti dicono tutte. Accenni un sorrisino, non osando contraddire le loro secolari, rassicuranti e stantie certezze. Al ritorno in Italia i tuoi amici ti chiedono se in Egitto vanno in giro con le macchine e se sanno cos'è Internet.

La demenza politico-culturale medio-borghese, poi, è uguale e contraria, in Italia come in Egitto: da una parte c’è la caccia all'immigrato, al fondamentalista, a quello che vuole togliere il crocifisso dalle aule, al prototipo del clandestino delinquente, a quelli che pretendono le moschee, a quegli altri che «se vogliono tenere il velo se ne devono tornare a casa loro», e dall'altra quelli a esaltare dementi pregiudizi antisemiti, o a mettersi le nike e mangiare da Pizza Hut così ci si sente tutti un po’ più americani.

E tu, povero piccolo ibrido, imbottita nel mezzo del panino, assordata da questa tipica schizofrenia secondogenerazionale, rinunciando quasi a farti capire perché in fondo fa parte del gioco, stai in mezzo, e non c’è modo di spostarti un po' più a destra, o a sinistra. In mezzo, esattamente in mezzo.

Randa Ghazy è l'autrice di "Oggi forse non ammazzo nessuno"