La mia vita nel mondo magico di Samuele e Davide

Ero felice di avere finalmente la mia casa, dopo tanti sacrifici, avevo la piena libertà dentro e fuori casa...
Ogni stanza della casa era pensata a misura dei bambini, anche lo stesso giardino. Avevamo preso anche in affitto un terreno a fianco per fare l’orto e tenere gli animali domestici come oche, anatre, galline per farli conoscere ai bambini. Il loro angolo di gioco principale era la sabbiera dove soprattutto Davide seguendo il mio grande interesse per i fiori, si divertiva a sceglierli. \ E che bello era andare a raccogliere e mangiare dalla pianta i frutti che avevamo piantato e curato.
Mi piaceva respirare quell’aria, e quel panorama che mi circondava era ogni volta con un particolare in più da osservare meglio e da apprezzare, una sensazione piena di amore e di soddisfazione personale per ciò che avevo, tutto reso magico e incredibilmente bello dalla presenza dei bambini Davide e Samuele. Una cosa era chiara e certa per la mia vita, per di più condivisa da Stefano, fare la vita di montagna. Ero fortunata perché la mia casa è situata in uno dei più bei scenari delle Alpi. Ma anche ora che purtroppo vivo a Ripoli non riuscirei a concepire la mia vita in città. Sarei una persona morta! \ La città per me è angoscia e solitudine, non saprei come viverla... Era una gioia per me avere la casa piena di bambini e amici, eredità della mia infanzia (10 fratelli più amici).
Alla casa ci tenevo ma tenevo di più che i bambini si divertissero. I divani diventavano fortini, ricordo una sera che avevo ospiti a cena. Davide e il suo amico si erano rifugiati nella camera da letto di Davide. Non sentendoli più ci alzammo per vedere cosa stessero combinando. La stanza era irriconoscibile invasa da una polvere bianca, un’intera bottiglia di talco era sparsa tra i loro pannolini e un angolo della stanza. Queste situazioni mi davano grande ilarità \
Mi piaceva rendermi complice a loro nei giochi, e quando si avvicinava l’orario che Stefano tornava a casa gli andavamo incontro facendo una passeggiata. Oppure in inverno aspettarlo in casa nascondendoci, chi dietro al divano, chi dietro alle tende o sotto al tavolo per farci scoprire e scoppiare in una risata \
L’assenza di Stefano era normale perché la giornata scorreva con impegni casalinghi, miei interessi e soprattutto seguendo i bambini, il loro tempo libero, e pensando con piacere al rientro serale di Stefano. Il rapporto con Stefano era ed è molto forte e la sua assenza quotidiana era piacevole perché come per tutte le persone che si vogliono bene la temporanea assenza fa pregustare la gioia di rivedersi.
Annamaria Franzoni