Miccichè: nessuno al Sud ha fatto meglio del Polo

Il ministro sottolinea la crescita del Mezzogiorno «superiore a quella del Paese» e accusa Prodi: «Non ha mai pensato all’interesse pubblico»

Gian Maria De Francesco

da Roma

«A Prodi non è mai interessato il bene dell’Italia e lo ha dimostrato non difendendo i nostri interessi sia quando è stato presidente del Consiglio che quando è stato presidente della Commissione europea. Mi domando se spesso ha agito per scarsa capacità o in cattiva fede».
Il ministro per lo Sviluppo e la coesione territoriale, Gianfranco Miccichè, non ha risparmiato una stoccata al candidato premier dell’Unione presentando ieri a Erice, in provincia di Trapani, il resoconto di cinque anni di attività di governo per il Mezzogiorno. Ma le critiche al centrosinistra e a Prodi non scaturiscono da una vis polemica finalizzata alla campagna elettorale, ma da una serie di contraddizioni che hanno caratterizzato l’operato dell’ex presidente dell’Iri. «Quando è stato presidente della Commissione Ue - ha aggiunto il ministro - ha nominato la Commissione Sapir che aveva proposto di abolire i fondi strutturali per il Sud Italia. Se non fosse stato per la resistenza del governo italiano, di altri governi europei e del commissario Barnier, oggi il Mezzogiorno non avrebbe più fondi». Anche l’ingresso nell’euro, interamente gestito dal Professore, non ha rappresentato un episodio favorevole all’economia italiana. «A quel tempo - ha sottolineato Miccichè - l’Italia non aveva raggiunto i parametri necessari per entrare nell’euro, ma lui ha accettato un concambio che ha massacrato l’Italia perché non gli interessa il bene del Paese ma il suo cursus honorum. Come possono gli italiani dargli nuovamente fiducia?».
La realtà meridionale, invece, sta cominciando a parlare una lingua differente. Dal punto di vista della crescita economica, il governo Berlusconi ha raggiunto importanti traguardi. «Gli ultimi dati consolidati dell’Istat riferiti a tutto il 2003 - ha detto Miccichè - dimostrano come il Pil sia cresciuto in misura maggiore nel Mezzogiorno a partire dal 2001. Il Sud, infatti, è cresciuto rispetto al Centro Nord dello 0,8 per cento nel 2001, dello 0,9 per cento nel 2002 e dello 0,6 per cento nel 2003. L’ultimo dato negativo è quello del 2000, ultimo anno del governo dell’Ulivo». Insomma, le cifre misurano esattamente quanto il governo di centrodestra si sia impegnato per il Sud. La spesa pubblica in conto capitale media annua del quinquennio 2001-2005 è aumentata del 30 per cento rispetto al periodo 1998-2000 attestandosi a 21,4 miliardi di euro. «Gli stanziamenti per investimenti pubblici e privati nel Mezzogiorno sono stati incrementati del 25 per cento circa rispetto al precedente governo dell’Ulivo», ha precisato il ministro. E dal convegno di Erice «Sud: il polo dello sviluppo», la Casa delle Libertà ha rilanciato la propria progettualità. «Nei primi cento giorni della prossima legislatura bisogna fare una legge speciale per il Mediterraneo per mettere a sistema tutto quello che già facciamo e e che viene gestito dal ministro Miccichè», ha dichiarato il viceministro delle Attività produttive Adolfo Urso, mentre il senatore di Forza Italia Mario Ferrara ha ricordato che «il fronte aperto a livello europeo è la fiscalità di vantaggio per il Sud». Intanto Miccichè ha già raggiunto dei risultati importanti come il riordino delle incentivazioni in un Fondo unico e soprattutto quattro anni consecutivi di assorbimento totale dei fondi europei (12,6 miliardi per il sud l’anno scorso). Tanto che anche la Regione Puglia, rimasta indietro nell’utilizzo delle risorse con il governatore Vendola, ha chiesto aiuto al ministero tramite un suo consulente, l’economista Gianfranco Viesti. Collaborativo nella sua veste istituzionale, ma autore di feroci attacchi a Miccichè su alcuni quotidiani. Il fine, in fondo, giustifica i mezzi.