Miccoli manda la Roma in tilt De Rossi esce, Palermo dilaga

La squadra di Spalletti gioca solo dieci minuti: va in vantaggio con Baptista poi crolla. Il mini-bomber decisivo con la sua doppietta

nostro inviato a Palermo

Verrebbe da dire: il giocattolo si è rotto. La Roma champagne che solo quattro mesi fa arrivò a mezz’ora dallo scudetto si ritrova umiliata dal Palermo e con un’infermeria a posti esauriti. Ma forse sotto sotto anche con un feeling interrotto tra la squadra e il suo allenatore. Per la prima volta dal 2005, inizio dell’era dell’allenatore di Certado. Da tempo si nota uno Spalletti fiacco, nervoso e quasi demotivato. Segno che qualcosa nello spogliatoio inizia a non girare più per il verso giusto. E la prova di Palermo, fantastica per dieci minuti, assolutamente deludente per i restanti, denota il nervo scoperto della Roma. Con processi inevitabili, vista la bollente piazza romana. «La squadra non mi segue come prima? Questa è una brutta allusione da parte vostra... - tuona ai microfoni di Sky l’allenatore toscano -. Noi appagati dopo 10 minuti? Sono tre anni che facciamo questi dicorsi, la nostra squadra ogni tanto abbassa la guardia». Ora Spalletti è pronto ad alzare la voce nello spogliatoio. «Qualche volta ci può anche stare di farlo, però senza andarlo a dire in giro, comunque da parte di tutti ci deve essere una presa di coscienza importante, ognuno deve analizzare con calma e in maniera approfondita la situazione e poi confrontarsi con gli altri».
Facile rapportare la prestazione di ieri sera con quella monstre di un anno fa sullo stesso campo, quando la vittoria diede il la alla splendida stagione giallorossa. «Non possiamo fare paragoni - sottolinea Spalletti – le cose sono cambiate: possono esserci sviluppi in positivo e in negativo. Quando non riesci a far gol e ti concedi leggerezze le partite si possono perdere».
E così è stato. Una Roma già incerottata (mancano Totti, Perrotta, Juan e Mexes) perde pezzi anche strada facendo. La schiena di Vucinic si blocca in mattinata, Doni si ferma nel riscaldamento ma poi gioca stringendo i denti, quindi tocca al collo di De Rossi (probabile contrattura per un movimento strano nel rinvio del pallone di testa). «Le assenze? Questo è un discorso di comodo...», precisa Spalletti che non va a cercare alibi. Nel frattempo i giallorossi avevano regalato dieci minuti da sogno, con una punizione di Julio Baptista (ammirevole per abnegazione dopo la stanchezza da fuso orario per il volo transoceanico) deviata sul palo da Amelia e poi il gol nato da una bella triangolazione Okaka-Aquilani con tap-in finale sotto porta del brasiliano. La Roma finisce qui, orfana di idee a centrocampo anche per la giornata negativa di alcuni elementi portanti (irritante Pizarro, addirittura incredibile il pallone che perde sull’azione del secondo gol siciliano) e ballerina in difesa.
Poi inizia lo show del Palermo. Di Miccoli in primis, abituato alle doppiette alla seconda di campionato (la segnò a Livorno nella passata stagione). «Sono contento per la doppietta al Barbera – dice il gioiellino dei rosanero -. Affrontavamo una squadra con tante assenze, inutile negarlo. Siamo stati bravi ad approfittarne. Decisivo il cambio di allenatore? Dobbiamo dare merito anche a Colantuono che ci ha preparati bene».
Tanto bene che, di fronte a una Roma senza nerbo, il Palermo si ritrova, dopo l’immediato ribaltone in panchina e le conseguenti polemiche. È il giorno di Davide Ballardini, che ha raccolto una squadra in crisi di gioco, ha cambiato, ha rischiato e alla fine ha avuto ragione. Ma è anche il giorno di Cavani, l’uruguaiano triste che torna al gol dopo molti mesi. Oltre che del rinato tandem ex Parma Simplicio-Bresciano (quest’ultimo non era nemmeno tra i convocati e poi è addirittura diventato titolare...), che domina in lungo e in largo il pur esperto centrocampo romanista. A Palermo torna il sereno, nella Capitale c’è già aria di burrasca. E meno male che martedì c’è la Champions.