«Michael, sei ancora in pole» «Mi state prendendo in giro?»

Totti a Sky: «Prima dicevo conta esserci, ora dico l’importante è vincere»

Benny Casadei Lucchi

nostro inviato a Montecarlo

«Michael, ehi Michael?». La radio gracchia, l’enorme tedesco è fermo come un pincopalla col muso della Rossa puntato a ore dodici sul guard-rail della Rascasse. Ha troppi pensieri aggrovigliati per ascoltare il box Ferrari che gli parla via radio. «Michael, ehi Michael? Guarda che sei ancora in pole position...». «Che cosa?», risponde, «mi state prendendo per i fondelli?». «No, è tutto vero, hai conservato il miglior tempo».
È mezzanotte passata da un pezzo quando, dalle segrete stanze maranelliane sul molo di Montecarlo, vien fuori il dialogo box-pilota. È mezzanotte passata e la sentenza è già stata emessa. Non è dato sapere se anche il dialogo sia stato verificato dai tre giudici che hanno retrocesso l’enorme tedesco in ultima fila; probabilmente sì, ma probabilmente anche questo non basta. Forse perché Schumi è considerato bravo attore in pista e anche al microfono. Fatto sta che la punizione è arrivata, seguita poi dall’impresa in gara: da ultimo a quinto sul traguardo in quel di Montecarlo fa sgranare gli occhi ma anche dire un paio di cosette. O meglio, quelle cosette se le lasciano scappare sempre dalle segrete stanze di cui sopra: «È la riprova che avremmo vinto - dicono -, anche con Alonso in pole... E Michael lo sapeva».
Sapeva che la strategia, il ritmo gara e la resa delle gomme si erano rivelati inaspettatamente migliori del previsto. Sapeva che non ci sarebbe stato bisogno di furbate. Perché se scatti ultimo e arrivi quinto, presumibilmente partendo secondo arrivi prima che il Gp cominci. Forse anche per questo, il giorno dopo l’impresa, parla anche l’uomo più amareggiato d’Italia: il presidente tifoso Luca di Montezemolo. Dice: «La Ferrari non discute mai le decisioni dei giudici, a maggior ragione quando non le condivide come in questo caso». Dice: «A me non piace mai, qualunque sia la giustizia, sportiva o meno, il presunto colpevole. Non mi piace soprattutto che con la presunta colpevolezza si possa mettere un'ipoteca così grossa sul campionato mondiale». Dice: «Schumacher ha onorato il ruolo di un grande campione di automobilismo. Credo sia stata la miglior risposta in termini sportivi e in termini tecnici da parte della Ferrari. Domenica e sabato, la Ferrari era di gran lunga la macchina più veloce, quindi non bisogna mollare, è necessario continuare a lavorare e credo che questo risultato sia la migliore dimostrazione del nostro potenziale». Montezemolo non dice, ma lo pensa, quel che sentono e fanno capire gli uomini della Rossa: «Non ne avevamo bisogno, ma questa vicenda ci dà un’extra motivazione per andare a prendere il titolo mondiale».
Ora che gli animi sono più calmi, in molti si domandano, anche nel cuore stesso della Ferrari: «Dopo otto ore di discussione, se Michael fosse stato davvero colpevole, non andava solo retrocesso, bensì squalificato per più gare...». Il dubbio che si insinua è che i giudici non siano stati lineari nella loro decisione. Stewart, li chiamano. Uno è giudice permanente, gli altri - da regolamento - ruotano. E sono i rappresentanti dei diversi automobil club; vengono scelti di volta in volta. La battuta che circola nel paddock è che, per loro, il Gp diventi un’occasione per viaggiare. In Giappone, nel 2000, Gp decisivo per il titolo tra Ferrari e McLaren, il patron del team inglese, Ron Dennis, si lamentò e fece una sfuriata nel box della Rossa, perché tra i giudici della corsa c’era un italiano. Ebbene: a Montecarlo, ma guai a malignare, uno era inglese, uno spagnolo e l’ultimo franco-monegasco. Non è la barzelletta di chi va buttato dalla torre, anche se a Maranello sono tutti in fila per spingere.