Michel Piccoli vestito da donna inciampa fra astruse metafore

Otar Iosseliani regista georgiano di Tbilisi, ma francese d’adozione, è uno di quei nomi su cui i festival puntano a scatola chiusa (la festa di Roma però l’ha messo in concorso e poi l’ha ignorato: lungimiranza della giuria popolare?). Perché si tratta di un «maestro», sconosciuto ai più ma conosciuto a pochi (agli smemorati ricordiamo La caduta delle foglie, Caccia alle farfalle e Briganti). Ora il nostro, classe 1934, torna con un film, coprodotto anche dalla Cinemaundici di Roberto Cicutto e Luigi Musini, in cui i suoi abituali toni surreali, satirici e grotteschi diventano un paradigma della realtà. Così anche qui (sottile metafora) sono tante le foglie che cadono a dimostrare la caducità della vita e la sua incertezza che attanaglia tutti ma in particolare Vincent, ministro, più interessato al vino, ai buoni piatti, alle donne che al potere (e il regista non sembra biasimarlo). Così un bel giorno, dopo qualche tumulto di piazza (che naturalmente non vediamo per motivi di budget), il politico viene repentinamente sostituito. La discesa dalla torre d’avorio lo porta a confrontarsi con i problemi reali tra cui l’amante che lo molla per un altro e gli immigrati che hanno occupato il suo appartamento. Alla sua veneranda età sarà costretto a tornare dalla mamma, interpretata da un inedito Michel Piccoli con gonna e parrucca (stramberia, non certo l’unica, fine a se stessa). Per raccontare la questione vecchia come il cucco dei politici potenti totalmente slegati dalla realtà, Iosseliani impiega più di due ore per non farci mancare le sue celebri allegorie animali (qui c’è una tigre). Con mezz’ora in meno avrebbe corso il rischio di fare un bel film.

GIARDINI IN AUTUNNO (Francia-Italia-Russia, 2006) di Otar Iosseliani, con Séverin Blanchet, Michel Piccoli. 121 minuti