Michelangelo, il volto del genio è un ritratto impossibile

In cinquanta opere l’iconografia del Buonarroti, tra mito e realtà

I biografi raccontano che Michelangelo era restio a ritrarsi e a farsi ritrarre. Ma se lui si rappresentò forse solo un paio di volte, nel Nicodemo della Pietà del Museo dell’Opera del Duomo di Firenze e nel Bartolomeo del Giudizio finale della Sistina, il suo volto rimane uno dei più immortalati da contemporanei e posteri. Cinquantadue ritratti del grande maestro sono esposti in una raffinata mostra aperta sino al 30 luglio a Casa Buonarroti di Firenze (catalogo Mandragora). Dipinti, medaglie, bronzi, marmi, incisioni, disegni dal Cinquecento all’inizio del Novecento ripropongono il carismatico volto, che assume nel tempo connotati culturali diversi, da manierista a barocco, scapigliato, romantico.
Ma qual era la vera immagine di Michelangelo? Certamente quella ripresa dalla realtà, con il suo largo naso un po’ camuso, gli zigomi sporgenti, gli occhi profondi e vivi, la fronte corrugata e «tempestosa, come carica di nubi», scriveva lo storico dell'arte Adolfo Venturi.
Si conoscono almeno quattro ritratti certi. Il primo è una tela del fiorentino Giuliano Bugiardini, coetaneo di Michelangelo, che lo rappresenta quarantenne, la barba nera, bocca e naso pronunciati, sguardo indagatore, un gran turbante in testa, in realtà un asciugamano per difendersi dalla polvere del marmo. Un ritratto non troppo apprezzato dal maestro che, scherzando, diceva che Bugiardini gli aveva «dipinto uno degl’occhi in una tempia». Il secondo è una famosa tavola del 1535 circa del pittore fiorentino Jacopino del Conte, in cui un magro Michelangelo, abito scuro, grande mano abbandonata in grembo, capelli e barba arruffati, testa nervosa e intelligente, guarda verso lo spettatore. Il terzo è quello della medaglia realizzata nel 1561 dall’aretino Leone Leoni, che rappresenta il profilo dell’artista ultraottantenne. Sul retro è raffigurato un vecchio cieco col volto di Michelangelo, in veste di pellegrino. Il quarto è lo stupendo busto bronzeo del 1564-1566, del grande amico dell’artista Daniele da Volterra, tratto dalla maschera funeraria (Michelangelo era morto il 18 febbraio 1564), e completato da un panneggio del Giambologna. Forse è il più emoziante e vero.
Da questi nascono tutti gli altri ritratti, che già negli anni Sessanta del Cinquecento, a dire di Vasari, erano «in molti luoghi d’Italia e fuori, assai numero».
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LA MOSTRA
«Il volto di Michelangelo», Firenze, Casa Buonarroti, fino al 30 luglio, a cura di Pina Ragionieri.