Michele cambia l’ora dell’omicidio «E quando esco vado in convento»

«Sarah era morta, io le ho toccato le palpebre e non si alzavano, ho provato ad aprire la bocca ma non reagiva, ho controllato il battito dei polsi ma era assente; e poi il corpo era freddo»: così, nel corso dell’incidente probatorio di venerdì scorso, Michele Misseri descrive quanto accaduto il 26 agosto nel garage della villa di via Grazia Deledda ad Avetrana, dove sua figlia Sabrina avrebbe strangolato la cugina Sarah Scazzi con una cintura. I riflettori degli inquirenti sono puntati sui tempi del delitto: ecco perché il particolare rivelato da Michele costituisce un tassello importante nel mosaico investigativo in quanto alimenta l’ipotesi che l’omicidio sia stato compiuto almeno mezz’ora prima, come sospettano i carabinieri. I quali hanno notato che il cellulare di Sabrina è inattivo tra le 14 alle 14.23. Intanto, nuovi particolari emergono sull’incidente probatorio. «Michele Misseri aveva paura che la figlia l’aggredisse in carcere», ha dichiarato nel corso di un’intervista a Domenica In il suo avvocato, Daniele Galoppa. Il quale ha aggiunto: «Il mio assistito ha chiesto di parlare con la polizia, pensava potesse succedergli qualcosa». Secondo la procura l’agricoltore sarebbe responsabile solo di occultamento di cadavere: potrebbe essere quindi scarcerato e posto ai domiciliari, forse in un convento.