Micheli & Solenghi premiata ditta italiana

SPETTACOLO Uno show all’insegna dell’ottimismo, tra gag e canzoni, per celebrare l’unità nazionale

Chissà che direbbero di noi. Ogni tanto capita di chiederselo, quando si avvista una statua di personaggio illustre, a far da sentinella in qualche piazza italiana. Chissà che direbbero Dante, Garibaldi, o Vittorio Emanuele II dell'Italia d’ oggi. E chissà se quel che turbina sotto il cielo dello Stivale corrisponde a ciò che loro immaginavano. Tullio Solenghi e Maurizio Micheli hanno provato a dare una risposta, camminando in equilibrio tra ironia, un filo di sarcasmo, e una mix di ottimismo e pessimismo ben shakerato. Il risultato è Italiani si nasce... e noi lo nacquimo, piéce scritta e interpretata dal duo, in cartellone al Teatro Nuovo dall'1 al 13 dicembre (info: 02-794026). Diretto da Marcello Cotugno, lo spettacolo vuol essere un'ironica commemorazione del centocinquantesimo anniversario dell'unità d'Italia, un modo colorito e surreale per fare il famoso punto della situazione, attraverso canzoni (rigorosamente italiane), travestimenti fregoliani, e un recupero della rivista cosiddetta classica, da Totò, alla Magnani, a Macario. Cosa significa essere italiani oggi? Esiste un'italianità capace di resistere come tratto distintivo di un popolo? La premiata ditta Solenghi & Micheli dice di si, non fa sconti sui nostri difetti, ma poi sembra consegnare sulla spalla della nostra Italia una comprensiva pacca, come a dire: tiriamo innanzi. Suddiviso in due parti - una più leggera e incline al divertissement, l'altra più pungente e maliziosa - lo spettacolo riesce a regalare comicità e qualche utile spunto di riflessione. La cavalcata nei secoli, per raccontare l'Italia, parte addirittura da Adamo ed Eva, ritenuti da Solenghi e Micheli, ebbene sì, italiani. «Da autorevoli studi fatti sul campo - scherza Maurizio Micheli - è stata accertata l'italianità di Adamo ed Eva. A dir la verità, è una licenza che ci siamo concessi per partire da molto lontano e per spiegare che invasioni barbariche, rivoluzioni sociali, persino la globalizzazione, non hanno cambiato il nostro carattere nazionale». Lo show è una dichiarazione d'amore verso l'Italia, nata in modo curioso. A rivelarlo è Tullio Solenghi: «Io e Maurizio siamo amici da anni, da quando negli anni Settanta ci esibivamo in un vecchio locale per cabaret chiamato Refettorio, in via Maurilio. Un bel giorno di qualche anno fa ci siamo incontrati, da bravi vecchietti, all'ufficio Enpals, per la pensione. Ci siamo guardati e ci siamo detti: vecchi noi? Ma va! Poi è venuta l'idea di raccontare l'italianità in occasione dell’anniversario che scatterà nel 2010. Lo spettacolo non vuole essere nostalgico, né fare del varietà vecchio stile: piuttosto raccontare con occhio critico, con canzoni e gag, il volto degli italiani nel tempo». Dunque, si passa da Leonardo a Colombo da Casanova a Leopardi, sbirciando in questi personaggi i tic tricolori che tutti condividiamo. I politici? Per quelli, soprattutto dell'ultimo scorcio di cronaca, non c'è spazio: »I politici la satira se la fanno da soli - scherza Maurizio Micheli - sono autoreferenziali, non hanno dubbi. Forse sono loro ad essere poco italiani, in questo».