Micheli sul LETTO OVALE Si «risveglia» a Milano

Gli anni passano per tutti tranne che per lui. Perché Maurizio Micheli, alla vigilia dei sessanta, conserva su un viso che William Somerset Maugham avrebbe definito «più glabro di quello di un fauno» l'eterna espressione, tra ironica e pudica, del clown che prima di stupire il mondo ha deciso ogni giorno di rifare con garbo il verso a se stesso. Come oggi che ha deciso di esumare per la gioia dei suoi ammiratori un classico del teatro leggero come Il letto ovale, a suo tempo un hit di Valeria Valeri e Mino Bellei.
C'è differenza, chiediamo a questo irresistibile imbonitore, tra l'edizione canonica de Il Letto ovale e questo nuovo appassionante revival?
Micheli non si fa pregare. «La grande novità di fondo - spiega sorridendo - è che finora la pièce di Chapman e Cooney rispettava l'originale ambientazione nordamericana mentre oggi, nella spiritosa edizione che vedrete al Manzoni per quattro settimane a partire da oggi, si è deciso di trasportare di peso l'azione accelerata, con le sue gag esilaranti e l'indiavolato ritmo da vaudeville che gli hanno conferito gli autori, nella nostra capitale morale: Milano».
Come mai?
«Perché la trama - o meglio la serie di pretestuose e sorridenti situazioni in cui cadono, risorgono e d'improvviso tornano a ricadere come tanti pupazzi caricati a molla i protagonisti di questa vicenda made in Broadway - è universale al punto da far apparire quasi ridicola la pretesa che solo negli Usa accadano queste cose».
Mi vuol dire allora qual è la story del Letto ovale? Son tutto orecchi...
«Il regista Gino Landi, che è quel grande animatore di spettacoli leggeri e di incantevoli operette che tutti conosciamo, ha trasposto nella città meneghina la bizzarra vicenda di un editore, che poi sono io, il quale per colpa del casuale rinvenimento di una lettera che suppone indirizzata a sua moglie comincia a dubitare della fedeltà della consorte al punto di sospettarla complice, correa, addirittura amante non del suo socio di cui si fida ciecamente ma di una stramba e dinoccolata figura di arredatore à la page che casualmente si è infilato in casa sua».
Sua moglie, nella finzione, è Barbara D'Urso, non è vero?
«Certo. Solo un'attrice come lei, dotata di un estro ironico e lunare assolutamente inedito in un Paese come il nostro, è in grado di dare a questa figurina asprigna e pruriginosa una levità da autentica commediante, più friabile e appetitosa di una tarte al biscuit».
E gli altri protagonisti?
«Pierluigi Misasi è il mio socio integerrimo e prudente, Alessandro Marrapodi lo pseudo-amante della mia signora. E poi...».
E poi?
«C'è la ciliegina sulla torta rappresentata da Sandra Milo».
Nel ruolo di?
«Nella parte di una grande scrittrice che sbanca le vendite coi suoi romanzi d'amore».
Una scrittrice di storie rosa con tanto di fiori d'arancio all'orizzonte?
«Non voglio dirle più niente. Che Sandra sulla scena rifaccia o no il verso a Barbara Cartland, lo scoprirà da solo».
Il letto ovale
Teatro Manzoni
Da oggi al 4 maggio
info 027636901