Michelle Hunziker: "Ecco il mio musical"

La showgirl: "E' una fiaba che fa ridere"

Michelle - ma belle - ha accettato la sfida: «Che cosa sai fare oltre a ridere e far ridere, si chiedevano in tanti» dice lei, come se dopo tv, cinema, pubblicità e teatro dovesse scrollarsi ancora di dosso l’etichetta di «solo bionda e tanto bella» e passare l’esame di «maturità». Mentre tutti le chiedono di John Travolta e lei preferisce invece raccontare i progressi della sua associazione contro lo Stalking, c’era una volta Miss Hunziker che sognava fin dal 2006 un one woman show per girare l’Italia, avere un contatto diretto col pubblico e raccontare la vera Michelle. Ma ecco un piatto di fave traditrici da buttar giù poco prima del provino canoro con il regista Giampiero Solari e la produzione di Bibi Ballandi che, come con Fiorello o Panariello, vorrebbero cucire su di lei un nuovo spettacolo: «Un pranzo pesantissimo e non riuscivo a far uscire una nota: allora ho sorriso».

La Hunziker post Paperissima 2010 e pre Striscia la notizia 2011 abbandona la telecamera per la ribalta: la sua nuova fatica ha il ritmo di un musical e il tono leggero di una fiaba: s’intitola Mi scappa da ridere e dopo il debutto, il 15 ottobre a Genova, girerà l’Italia e la Svizzera.

Una seduta di auto analisi in musica o una precoce autobiografia?
«Non è un “bilancio”: i cenni biografici saranno lo spunto per riflettere sulla vita. Ballerò, canterò, mi trasformerò, come in una fiaba. A guidarmi, fra ballerine, ledwall e molta tecnologia, un pupazzo animato dal Mago Forest: si chiama Trupolo, ricorda quello che da bimba mi sono cucita e mi spiazza, come un grillo parlante, portando sempre la storia dove non vorrei».

L’ultima volta a teatro con Cabaret non tutto filò liscio.
«Incosciente, acerba: un ruolo interpretato troppo presto. A me la storia, dura drammatica, piaceva, ma per il pubblico italiano ero reduce dal successo formato famiglia di Tutti insieme appassionatamente. Un contrasto eccessivo. Si sbaglia, si cresce».

E si ride.
«Sono nata senza condotto lacrimale. Rido da sempre per timidezza, come a scuola dove i professori pensavano li prendessi in giro. O come in sala parto quando, dopo 15 ore di travaglio, il mio dottore - ticinese doc - cominciò strillare “Vedo il ciuffetto nero, forza forza!”».

Lei riesce a far sorridere il pubblico italiano come quello tedesco. Si fiderebbe anche a lanciarsi nel vuoto qui in Italia, come nello spot di Wetten Das?
«Certamente! Una volta il premier mi ha chiesto perché non fosse così amato in Germania. Non so: penso che loro abbiano l’ansia da prestazione. Sono grandi professionisti, noi però sappiamo improvvisare».

Nel suo spettacolo non c’è Eros, ma l’eros...
«Beh, si ricorda il mio debutto... di schiena, con la famosa pubblicità... e poi vengo definita sexy come l’emmenthal, insomma si ride molto».

Lei ha chiamato sua figlia come l’eroina di una fiaba: Aurora. Ne voleva una tutta per sé?
«Per Aurora non pensammo alla Bella addormentata. Lei ama Eminem e definirebbe il Principe azzurro uno sfigato! Però ha detto che è fiera di me. E questo vale tutto».