Michelle: mamma, politica o modaiola? La First Lady resta ancora un'incognita

Michelle Obama lo ha capito fin da subito: la parola d'ordine per la nuova First Lady è flessibilità, virtù esercitata da tempo. Raccontano le cronache che lady Obama fosse stata chiamata per un importante colloquio a Chicago. La posizione era importante. Allattava ancora Sasha e non aveva una baby sitter. Entrò in quell'ufficio e parcheggiò la carrozzina di fianco a lei durante l'incontro. Ottenne il posto di lavoro.

Che First Lady sarà Michelle?, le avevano chiesto in un'intervista. «È difficile dirlo - ha risposto - dipende dai bisogni del mio Paese, della mia famiglia e da Barack». Il suo ruolo resta ancora un'incognita. La realtà è che tutti vedono quello che vogliono vedere nella sorridente moglie del primo presidente afro americano che ha giurato ieri davanti al mondo in un clima di euforia. «Com'è Michelle - si chiede il Washington Post - dipende da chi sei, dipende da razza, classe sociale, se sei madre».

Così per gli amanti della moda, la First Lady potrebbe ispirarsi a Jackie Kennedy, una Jacqueline più popolare e sensibile ai tempi di crisi che frequenta boutique ma anche grandi magazzini. Ieri vestiva un completo in lana svizzera e seta giallo dorato di Isabel Toledo, stilista cubana con atelier a Manhattan che ha scoperto che fine aveva fatto il suo modello guardando la tv. Con il suo vestito dorato ha accompagnato il marito in chiesa, la mattina, e sorridente ha tenuto la Bibbia su cui Barack ha giurato come 44º presidente degli Stati Uniti.

Ci sono poi gli afroamericani. Per la comunità, la First Lady è comunque già un mito, niente a che vedere la stakanovista e poco sorridente Condi Rice, con i suoi tailleur tagliati con l'accetta, o con la loquace e iper energetica Oprah Winfrey. Michelle ha lavorato per sfumare i contorni della First Lady che sarà. Ha dato soltanto qualche simpatico dettaglio, come quando si è autodefinita «mom in chief» per rendere subito chiare le sue priorità: le due figlie.

Ma nonostante questo, c'è chi in lei già vede una First Lady molto politica, pronta a intervenire nei dossier di competenza del marito. L'avvocato laureato ad Harvard ha scelto uno staff di qualità, poco preparato in cocktail party e pasticcini per il tè, pronto in politica interna ed estera. E soprattutto, ha amici di vecchia data tra i consiglieri del marito a West Wing, membri del clan di Chicago, la città dove è cresciuta. Una nuova Hillary Clinton? Difficile dirlo, si è raramente espressa sulla politica finora. Soprattutto dopo aver creato imbarazzi: «È la prima volta che mi sento fiera di essere americana», aveva dichiarato guardando ai successi di Barack. E l'America dell’orgoglio nazionalista l'ha perdonata con difficoltà.

Dopo, è arrivato il cambio di registro: famiglia e basta. C'è chi malignamente ha detto che il ruolo di madre dolce e inflessibile e moglie attenta e di polso le sia stato imposto da un team di specialisti della comunicazione e che in realtà le stia stretto. Ma per la squadra Barack-Michelle, partita da un bacio davanti a un gelato al cioccolato, questo ed altro. Per ora, la sua flessibilità paga: un sondaggio Cbs News/New York Times racconta che tra gli americani ha un gradimento del 45 per cento. Ha battuto tutte le First Lady venute prima di lei.