Mici Vendola, il gattocomunista

<span class="maintitle">Ho visto</span><span class="abody"> Nichi Vendola da Fazio e ho fatto una scoperta. Vendola è un gattone. Il faccione sornione, il par­lar fuffo, il pelo liscio, lo sguardo feli­no. Mici Vendola</span>

Ho visto Nichi Vendola da Fazio e ho fatto una scoperta. Vendola è un gattone. Il faccione sornione, il par­lar fuffo, il pelo liscio, lo sguardo feli­no. Mici Vendola. Non ditegli che è gonfio perché fu castrato o che ha l'orecchino in caso si perda, altrimen­ti si ingattivisce. Vendola presiede l'Ar­cigatti. Nella sua terra, che è pure la mia (ho il privilegio di essere non solo suo contemporaneo ma anche suo conterraneo), ci sono due mitici gatti: il Gattofuffo, che è una prefigurazione popolare di Vendola, i suoi stessi tratti somatici e caratteriali, direi quasi un antenato; e la proverbiale Gatta del se­minario che si lagnava sempre però mangiava assai: e in lui la lagna, la trip­pa e pure il seminario sono palesi.

Mici Vendola parla bene e governa male. Non amministra ma sommini­stra; sermoni, mica farmaci. Lascia la sanità in mano agli affaristi e lui si cura di cinema, teatro, lettere e arti. E' go­vernattore, recita più che governare. Niente conti, solo racconti. Come Vel­troni anche per Vendola la politica è un ramo del Dams. Sforna più libri che provvedimenti. Emoziona, dicono i suoi fans ma è pericoloso quando lo di­ce pure lui, perché con la zeta gli parte una sputazza.

Di Pietro è fermo a Mani pulite, lui a Mani di fata. Mici Vendola è arrivato gattonando al top. Non sanno come fermarlo. Avete provato a opporgli tre bottiglie di plastica piene d'acqua? Di­c­ono che sia un esorcismo formidabi­le per tener lontani i gatti. Ma Mici Ven­dola è un gattocomunista, mica un mi­cio qualunque. E' il meglio della sini­stra. Figuratevi gli altri.