Mickelson «mondiale» resiste a tutti anche a un colpo di sole

Phil Mickelson ha rischiato brutto, ma alla fine ce l’ha fatta a vincere il suo primo «mondiale», il CA Championship sul percorso del Blue Monster del Doral di Miami. Ha rischiato perché, dopo aver fatto vedere tutto il meglio nelle prime tre giornate si è ritrovato in ospedale la sera prima del giro finale per una sorta di colpo di caldo e conseguente stato di disidratazione. A poco è servito tutto il Gatorade bevuto in settimana, anche se a vederlo in campo ha sempre dato l’impressione di un Mickelson in stato di grazia e dal gioco impeccabile come mai negli ultimi tempi. Il Blue Monster - lo dice la definizione stessa - è percorso che da sempre mette a seria prova le doti dei migliori golfisti al mondo, e stavolta Mickelson ha davvero fatto vedere il meglio del suo repertorio: extralungo nei drive, preciso nei colpi al green, micidiale nei recuperi e dal putt infuocato (ne ha giocati appena 99 per i quattro giri!). C’erano in campo davvero tutti i migliori, ma nessuno, tranne il giovane Nick Watney ha saputo tener testa fino all’ultima buca a un «leftie» smanioso di vincere il suo primo World Championship. Nick Watney, questo il nome nuovo - ai più - saltato fuori dal cilindro del CA Championship. Ventotto anni, californiano di Sacramento, uscito golfisticamente dall’università di Fresno e come Mickelson allievo di quel Butch Harmon che è stato anche il primo coach di Tiger Woods. Di lui, oltre al fatto che è di bella presenza, c’è da dire che è in possesso di un gran bel gioco, completo in tutti i settori, anche se la giovane età e l’ancor breve militanza sul Tour (è arrivato nel 2005 dopo due anni di professionismo sul circuito minore) necessitano di qualche esperienza in più. Ma il semplice fatto che abbia giocato alla pari con Mickelson, affiancandolo negli ultimi due giri, senza timori reverenziali e ribattendo colpo su colpo al numero due al mondo, dà pieno credito a questo ancor timido californiano. A ciò si aggiunga che ha già vinto due tornei - uno ad inizio stagione - e che solo quest’anno ha già messo in banca poco meno di due milioni di dollari. Giocatore da tener d’occhio e che, con un pizzico di personalità in più che gli può venire dall’esperienza, può trovare davvero il suo giusto posto nella nouvelle vague americana.
Per tornare a Mickelson questo secondo successo nelle ultime tre uscite la dice lunga sullo stato di forma del trentottenne californiano che sul percorso del Doral - da lui non particolarmente prediletto - ha colto oltre al milione e 400mila dollari della prima moneta anche il suo 36° successo in carriera. Un ottimo viatico in vista del Masters fra poco meno di un mese e nel quale Mickelson oltre a tutti gli altri si troverà di fronte anche un Tiger Woods sicuramente tornato ai suoi livelli. Previsione prevedibile visto che il Tiger del Doral, alla sua seconda uscita - dopo gli 8 mesi di inattività -, è apparso ben più convincente di quello visto in occasione dell’Accenture, anche se va detto che un torneo ad eliminazione diretta non poteva dirci più di tanto: su 18 buche, in testa a testa, può succedere di tutto.
A Miami invece, sulla distanza classica delle 72 buche, Tiger ha confermato le prime impressione, ovvero che è in pieno possesso del suo gioco abituale e che per certi versi è addirittura migliorato, non avendo più i problemi di swing legati al ginocchio sinistro da sempre suo tallone d’Achille.
Quattro giri sotto il par, gli ultimi due in 68 colpi, un 9° posto che, se mantiene il record di Tiger di essere sempre terminato almeno tra i primi 10 nei World Championship giocati, non riflette però il gioco messo in mostra dal campione.
Sui green deve ancora ritrovare il ritmo migliore e la via della buca - tante volte sfiorata -, ma con ancora un paio di tornei d’allenamento (giocherà sicuramente a Bay Hill nel torneo di Arnold Palmer) il Tiger che vedremo al Masters sarà quello di sempre, ed il golf americano ritroverà il suo indispensabile protagonista.