Microsoft, confermata la supermulta

Dopo nove anni di indagini e di accuse reciproche si conclude il
processo: per il gigante del software l’accusa era di abuso di
posizione dominante. La Corte europea conferma: la società dovrà pagare 497 milioni di euro. È la sanzione più elevata mai inflitta. Il gruppo di Gates: "Pronti a pagare stop ai litigi"

Milano - Dopo nove anni di indagini, accuse reciproche, multe e udienze, il caso Microsoft-Ue è arrivato alla resa dei conti. Il tribunale della Commissione europea ha confermato la sentenza del 2004 di Bruxelles contro la società di Bill Gates per abuso di posizione dominante. Gates dovrà dunque pagare la supermulta da 497 milioni di euro, la più alta mai inflitta. La Corte ha respinto il ricorso in appello di Microsoft su tutti i punti salienti, accogliendo solo quello sulla creazione da parte di Bruxelles di una commissione di esperti indipendente incaricata di sorvegliare il rispetto delle sanzioni. Per il tribunale, dunque, l’Ue ha ragione nel sostenere che Microsoft non ha condiviso con i concorrenti la documentazione tecnica necessaria a garantire la piena compatibilità del suo sistema Windows con gli altri programmi e che l’inserimento di Windows Media Player in Windows 2000 si può intendere come una forma di concorrenza sleale nei confronti degli altri produttori di lettori multimediali.

Alle origini della vicenda c’è l’esposto contro il gigante americano promosso da alcune società di software, tra cui Real Player e Sun Microsystem che ritenevano di essere danneggiate dal comportamento di Microsoft. Non bisogna infatti dimenticare che il software del gruppo guidato da Gates è utilizzato dal 92% dei pc del globo e dunque quando Microsoft ha deciso di installare in Windows il suo media player per la gestione dei video il concorrente Real Player ha visto il suo business seriamente minacciato. Ma quelle di Real Player e di Sun erano solo le punte dell’iceberg.

Infatti, molte società di software si erano dette danneggiate dal rifiuto di Microsoft di rilasciare le informazioni tecniche sul sistema operativo non permettendo ai loro prodotti di funzionare al meglio. Secondo i giudici, a questo punto, «la Commissione non ha sbagliato nel considerare che l’assenza di interoperabilità ha l’effetto di rafforzare la posizione competitiva di Microsoft sul mercato». I giudici hanno respinto anche le argomentazioni dell’azienda americana secondo cui la documentazione tecnica richiesta da Bruxelles sarebbe coperta dal diritto di proprietà intellettuale. Quanto al lettore multimediale la sentenza stabilisce che il fatto di non permettere ai consumatori di acquistare il sistema operativo Windows senza il Media Player «ha la conseguenza inevitabile di influenzare il mercato».

Su Microsoft il vicepresidente nonché capo dell’ufficio legale Brad Smith ha detto che la società è pronta a ottemperare alle decisioni dell’Ue e dire basta ai litigi. La sentenza, ha precisato Smith, «dà chiaramente dei poteri piuttosto ampi e un’ampia discrezionalità alla Commissione. Ci sono, però, dei punti da chiarire per comprendere che cosa esattamente si debba fare per non incorrere ancora nell’accusa d’inadempienza». In particolare, Smith ha menzionato il prezzo da pagare, da parte dei concorrenti software, per poter usufruire della piena interoperabilità con Windows. «Abbiamo sempre cercato di spiegare - ha aggiunto - che dietro alla nostra tecnologia ci sono 8mila pagine di specifiche tecniche e milioni di dollari di investimento. Noi vogliamo ottemperare, ma non sottoscriviamo l’idea che le tecnologie debbano essere gratuite. Oltretutto la Ue non dice che il solo prezzo ragionevole sia zero». Il colosso del software, che ieri in Borsa ha perso circa 1,5%, ha adesso due mesi di tempo per proporre un ricorso in appello, ma solo su questioni formali.