Midón, con la musica a cercare la luce

C’è un concerto molto importante, questa sera alle 22 nella Salumeria della Musica, via Pasinetti 2 angolo via Ripamonti. Arriva il cantante e chitarrista americano Raul Midón, che come fa quasi sempre canta accompagnandosi da solo. Il suo rapporto con il pubblico italiano è di data recente ma è molto intenso. Inizia nel luglio 2006 all’Umbria Jazz, al teatro Pavone di Perugia, dove con tre concerti consecutivi Midón entusiasma anche gli intenditori più esigenti che lo eleggono “musicista rivelazione del festival” (dopo Diana Krall, Brad Mehldau e Patricia Barber, per citare i nomi più significativi degli anni precedenti: quindi Midón è in buona compagnia). Va citato un altro suo concerto, nel settembre 2006 al Blue Note di Milano, con lo stesso esito: pubblico foltissimo e applausi clamorosi. In seguito licenzia due cd per la Emi: il primo è “State of Mind”, che conferma in pieno le impressioni ricevute dal vivo ed è gratificato dalla partecipazione di ospiti illustri quali Stevie Wonder, Dave Valentin, Sammy Figueroa, Cyro Baptista e Stefon Harris; il secondo, uscito da un mese, è «A World Within A World», intriso di soul e altrettanto bello. Raul Midón è nato a Embudo, nello Stato del New Mexico; figlio di padre argentino e di madre nero-americana, è non vedente dalla nascita. È giovane, diciamo che dimostra 35 anni, 40 al massimo, ma quando gli si chiede l’età cambia discorso, chissà per quale motivo segreto. Parla invece volentieri dell’ambiente musicale di New York, scelto come base artistica. Sa di essersi affermato per le sue doti tecnico-espressive di chitarrista acustico, e perché ha una bella voce che qua e là ricorda stranamente il fraseggio di una tromba; e infine perché il suo stile è una sintesi autentica - non forzata, come succede ad altri - di soul, jazz ed espressioni popolari neolatine. Forse si possono percepire a volte alcune tracce di Stevie Wonder e di José Feliciano, ma la sua originalità (anche come pregevole compositore) è fuori discussione. L’argomento della cecità non gli crea problemi. «Nei miei giorni sempre bui - spiega - cerco la luce, celebrando la possibilità di migliorare il mondo secondo il pensiero di Gandhi e di Martin Luther King. Voglio cantare che cosa significa essere ciechi: bisogna intuire tutto con la fantasia. Tutto deve essere nella tua mente, appunto». È chiaramente questo il senso del titolo del suo secondo album.