«Le mie borse? Esposte in Triennale»

Il dottor Ardavast Serapian, «Arda» per gli amici, ha una lunga storia di famiglia alle spalle che ha visto alternare tragedie a fortune. Suo padre Stefano, un sopravvissuto del Genocidio armeno del 1915, ha dovuto affrontare l’inferno prima di approdare in Italia: la fuga dal massacro perpetrato dai turchi; i primi soccorsi ad Aleppo; il transito a Corfù nel 1923 insieme al fratello tredicenne e infine il sospirato arrivo a Venezia, al Collegio Armeno. Ma solo al minore è concesso di studiare. Lui, maggiore di due anni, viene spedito a Milano a lavorare. Trova un impiego come garzone da Motta e, per arrotondare, crea dei portafogli che inizia a vendere in giro. Da lì al successo il passo è breve: arrivano i primi guadagni e l’incontro con una giovane donna, Gina Flori, proprietaria di una bottega di pelletteria a Montecatini.
I due si sposano e poco dopo nasce la «Serapian», una piccola impresa che con il tempo raggiunge fama e prestigio internazionale grazie alla produzione di borse, cartelle, valigie e abbigliamento di lusso. Attualmente alla guida dell’azienda che conta due stabilimenti a Milano, uno a Varese e il ben noto spaccio di via Jommelli 35 - meta prediletta di signore e signorine «bene» negli anni ’60 e ’70 - c’è «Arda» che, nonostante il successo, non ha mai dimenticato le sue radici. Attualmente è presidente dell’Unione degli Armeni in Italia, un impegno che segue con passione.
Di cosa si occupa?
Si tratta di un ente morale riconosciuto dallo Stato italiano nel 1955. Cerchiamo di divulgare la storia e la cultura armena in Italia, un patrimonio da valorizzare.
Quanti sono gli armeni a Milano?
I primi insediamenti risalgono agli anni Venti, dopo il Genocidio. Oggi, con le sue 500 famiglie, la comunità di Milano è la più numerosa in Italia.
Ci sono luoghi dove vi riunite?
Nelle nostre case in occasione delle feste, come il 6 gennaio, il nostro Natale. Oppure nella Chiesa Apostolica Armena di via Jommelli o presso la Casa Armena in piazza Velasca, dove organizziamo concerti e serate culturali. Infine, il 24 di aprile, celebriamo il Giorno della Memoria in Sant’Ambrogio, grazie anche al sostegno di Monsignor De Scalzi.
Milano è capace di accogliere lo straniero?
È una città generosa. In particolare tra milanesi e armeni si è instaurato un rapporto di grande stima e rispetto. In materia di leggi sull’immigrazione a livello nazionale ritengo invece che ci sia ancora molto da fare. Sono numerosi i giovani armeni pieni di talento che vengono in Italia per motivi di studio. Ma quando il permesso di soggiorno scade inizia un’odissea che scoraggerebbe chiunque. E così se ne vanno altrove.
Partecipa anche la sua azienda alla settimana della moda?
Presenteremo una nuova collezione di borse con il nostro logo il 22 febbraio alla Triennale. Per noi è un giorno importante. Infatti è anche il coronamento dell’attività iniziata oltre mezzo secolo fa dai miei genitori. Una soddisfazione che non ha prezzo.